Era nato a Quarto Sant'Elena, alla fine della prima guerra mondiale, quarantenne si trasferisce al Pigneto. Ferroviere di principi saldi partecipa agli scioperi del biennio rosso, organizza nelle officine la mobilitazione operaia e l'autodifesa dagli attacchi squadristi. Per questo nel 1922 viene licenziato,

Ai duri anni del dopoguerra seguono anni durissimi: Antonio è costretto ad inventarsi un mestiere ogni giorno. Un po fa il tappezziere un po il manovale. A via Ascoli Piceno 18, dove è andato a vivere, lo aspettano tutte le sere 4 figli da sfamare. Sono anni di provocazioni e repressione: puntualmente arrestato il 28 ottobre nell'anniversario della marcia su Roma o in giornate particolarmente delicate (ad esempio durante la visita di Hitler a Roma).
Sono anni in cui Antonio vive con fierezza il suo impegno politico: non si nasconde, non abiura, non cambia idea, non si rassegna all'inerzia del proprio tempo. I fascisti lo provocano, lo derubano, lo picchiano, arrivano a minacciarlo di buttarlo giù dal ponticello di legno a circonvallazione casilina.

La viltà degli squadristi non fa che confermagli il suo orgoglio antifascista: in una trattoria sulla via di casa chiama un brindisi alla morte di Mussolini, un fascista della zona si risente e Antonio lo affronta. Questo episodio gli costerà 5 mesi di confino, mesi in cui sarà il quartiere a sfamare la famiglia Atzori.

Antonio è uno di quelli che il 25 luglio lo aveva aspettato per vent'anni. Quando il fascismo si sgretola di fronte alla miseria e alla disperazione in cui ha gettato il paese la famiglia Atzori sa che è giunto il momento di cancellare le prepotenze e l'arroganza. Sa che questo è un compito che tocca a loro.

L'8 settembre i nazisti occupano la città, Antonio e i due figli Bruno e Mario formano un gruppo affiliato alle brigate Garibaldi – VI zona. Partecipano alla lotta armata contro l'invasore: il passato da ferroviere ora torna utile per sabotare gli scambi, organizzare l'assalto ai vagoni diretti al fronte, impedire l'organizzazione logistica delle retrovie.

Il 19.12.1943 Antonio viene arrestato da agenti di Pubblica Sicurezza del Commissariato Porta Maggiore, entra a Regina Coeli il 21.12.1943 alle ore 14.00, per disposizione dell' Ufficio Politico della Questura.

Il 4.1.1944 "Richiesto Questura" viene deportato. Il 13.1.1944 è immatricolato a Mauthausen con il n. 41990. Muore a Ebensee, sottocampo di Mauthausen, il 15.2.1944.

Fotografie tratte dall'archivio "Roma sparita". Quella che segue è via Carlo Errera