2019 04 20 remo storia nostraIl 20 aprile del 1944, a piazza dei Mirti, un gruppo di uomini a cavallo consegna agli abitanti di Centocelle una mandria di mucche, le hanno requisite verso Tivoli, gli uomini a cavallo sono di Bandiera Rossa e da mesi sfamano le famiglie dell’ottava zona oltre a dare filo da torcere ai nazisti.

La scena ce la immaginiamo come la fine di uno spaghetti western: una nube di polvere e il frastuono degli zoccoli che mano mano sono più vicini, i partigiani con una mano sulle redini e l’altra sulla pistola, piazza dei mirti sterrata ed assolata, prima incredula e poi festante.

Chissà se tra gli uomini a cavallo c’è anche Remo Capitani, 17 anni, del Quarticciolo. Dall'inizio dell’occupazione tedesca è attivo nella banda Napoli e già ha avuto modo di conoscere “i metodi dello sceriffo”, arrestato dai tedeschi e torturato è riuscito a scappare da via Tasso.

Quello che è certo è che Remo Capitani dei film western farà il proprio mestiere.

Finita la guerra a Quarticciolo manca tutto, dalle fogne all'acqua corrente, chi ha combattuto i tedeschi viene perseguito dalle autorità giudiziarie della nuova repubblica nata dalla resistenza, i carabinieri effettuano periodicamente rastrellamenti che spesso culminano con scontri a fuoco con gli abitanti e arresti di massa.

Andare a cercare fortuna altrove, magari in America, per chi non ha niente è impossibile. Ma è l’America a bussare alla porta del Quarticciolo: gli studi di Cinecittà sono a 10 minuti a piedi e in quegli anni si girano i grandi kolossal in costume. Remo si inventa un mestiere, parte da stuntman e finisce nella stiva della triremi di Ben Hur, fa il pirata in Totò contro il Pirata nero, fa la controfigura di Orson Wells.

Ma Remo è cresciuto tra città e campagna, nella borgata che sembra un pueblo. Le case basse e le strade sterrate, piazza del Quarticciolo su cui si affaccia la casa dello sceriffo (l’ex questura) e i bar con il doppio ingresso: davanti con il portico proprio come quello dei saloon e dietro, per uscire senza dare nell'occhio.

Remo è nato per i western. “Dio perdona, io no”, “I quattro dell’ave maria”, “Django” e poi “Lo chiamavano trinità” con Bud Spencer e Terence Hill dove intetrepeta Mezcal. Per tutti gli anni sessanta e settanta  porta gli stivali e il cappello da cowboy, poi il genere declina, il cinema italiano entra in crisi e anche Quarticciolo non è più la stessa.

Alla fine Remo se ne va il 14 febbraio del 2014, dopo aver recitato anche in Gangs of New York e nella Passione di Cristo. Mel Gibson gli aveva dato il ruolo del ladrone.

La sua incredibile vita racconta che i borgatari assomigliano un po' ai briganti in Palestina, ai Messicani, agli schiavi nell'antica Roma, ai pirati, ai poveri di New York: in comune hanno le mani grosse e i baffi folti, hanno il sorriso di Remo Capitani.

Parleremo di Roma Partigiana con Davide Conti mercoledì 2 maggio a Lettere a la Sapienza.