2020 5 6droneromaest1Gli affitti sono elvati e la pandemia ha solo esteso un problema che riguarda tutti. Lo sciopero degli affitti è un iniziativa che vuole collettivizzare un problema solitamente affrontato nella vergogna e nella solitudine degli sfratti. Perchè la rendita immobiliare non dovrebbe essere toccata dal lockdown? possibile che si voglia scaricare il rishio d'impresa sugli inquilini?Abbiamo raccolto racconti e testimonianze di chi sta aderendo a questa iniziativa.
Torre Spaccata, periferia orientale, Silvia: intervista n°1

Ciao, sono Silvia e con la mia famiglia abitiamo in affitto a Torre Spaccata. La proprietaria di casa è una casalinga e il suo reddito è legato all’affitto che noi paghiamo. Con la pandemia mio padre che vive in Sardegna si è trovato con i cantieri sospesi o chiusi e quindi di conseguenza, senza lavoro e senza entrate. Dell’affitto si occupa lui e quindi a casa ci siamo trovati a dover discutere come comportarci. Per il mese di marzo abbiamo pagato perché mio padre ha insistito essendo profondamente onesto e con un forte senso del dovere. Avrebbe fatto di tutto pur di pagare, ma per aprile ho dovuto impormi e fare una vera e propria battaglia in famiglia. Sono riuscita a convincerli ad aderire allo sciopero anche perché la rendita immobiliare non dovrebbe essere fonte di reddito. Non è giusto insomma che un padrone di casa guadagni sulle spalle degli inquilini. Alla fine non abbiamo pagato e la padrona di casa è stata vagamente comprensiva anche perché suo marito non ha mai smesso di lavorare e nel bene o nel male si può dire che non hanno fatto la fame. Quando si è resa conto che eravamo intenzionati a non pagare anche maggio e probabilmente pure la mensilità di giugno ha provato ad affrontarci. Non ci ha proposto ad esempio di pagare la metà ma, avendo saputo del contributo regionale che nel frattempo è uscito, ha semplicemente detto “fatelo!”. Al che mi sono arrabbiata perché, nonostante mia madre avrebbe valutato di richiederlo, non credo sia giusto che la proprietaria metta bocca in queste questioni che rimangono fatti nostri. Si è quindi creato un clima di tensione che per il momento non sta avendo conseguenze e non si è risolto. Io ho provato a parlarle spiegandole la mobilitazione a cui abbiamo aderito e che la solidarietà di questo nostro gesto è rivolta anche verso tutti coloro che si trovano in questa situazione. Ho provato a farle capire che il problema non è mio e neppure suo, ma piuttosto un problema strutturale della nostra città e del nostro paese in generale. Per ora è tutto un po’ sospeso. Ci ha tolto la parola e così…

Ti dirò di più, ho incontrato una nostra vicina che di lavoro faceva la barista. Ovviamente dal lockdown non ha più lavorato. Proprietaria di un appartamento a Valle Aurelia pagava il suo affitto con le mensilità che riceveva da questi inquilini. Rimasti senza lavoro pure loro non hanno pagato l’affitto e di conseguenza si è trovata impossibilitata a saldare il conto con il suo proprietario. Praticamente adesso mi ha spiegato di essere in procinto di sfrattare i suoi inquilini perché a sua volta probabilmente ha ricevuto lo sfratto o comunque ha deciso di andarsene dal palazzo dove vive attualmente. La sua storia è pesante ed emblematica della crisi attuale.scioperoaffitti

Tornando al nostro caso specifico non credo che la proprietaria avvierà la procedura di sfratto perché è intenzionata a vendere la casa a fine anno. Ci ha già avvisato che non rinnoverà il contratto e questo è un altro problema che dovremo affrontare perché come saprete è davvero dura approcciarsi senza garanzie al mercato degli affitti nella nostra città. Non conviene neanche a lei buttarci fuori di casa perché perderebbe sicuramente il suo introito di 750 euro mensili. Da capire ancora come si risolverà la questione nei prossimi mesi e come si affronterà la vicenda delle mensilità arretrate. Con la proprietaria non si è ancora affrontato questo argomento, se le richiederà interamente o dimezzate o cosa. Mio padre le vorrebbe comunque corrispondere mentre io propendo per il no. Sono soldi che comunque in questi mesi non ha guadagnato e non vedo perché dobbiamo essere noi a caricarci interamente della spesa. L’acquisto della casa è comunque un investimento e come tale comporta dei rischi che in questa situazione di pandemia non possono essere scaricati sugli inquilini.

Il fatto che si stia costituendo una rete dovrebbe aiutare ad affrontare queste difficoltà così come sta succedendo in molti altri paesi da cui come campagna cerchiamo di trarre ispirazione. Purtroppo la tematica della casa tende sempre più a sparire dall’orizzonte e invece è una priorità con cui purtroppo bisogna fare i conti. Non c’è stato molto supporto da parte delle realtà cittadine autorganizzate e questo mi è molto spiaciuto.

Il dato è che per quanto noi ci si stia impegnando a diffondere la cosa questa problematica non è in cima alle discussioni e non è uscita al di fuori dagli ambiti militanti. In molti non stanno pagando l’affitto ma non lo dicono per vergogna o comunque perché non sanno di questa campagna.

Come attivisti e come aderenti alla campagna “rent strike”comunque stiamo cercando di costruire qualcosa di solido con delle proposte che nell’immediato aiutino le persone a non perdere la casa. Quello che vorremmo fare è usare questa situazione per riportare l’attenzione sul tema e creare anche dei momenti di discussione aperta e condivisa. L’intento è di rendere questo piano un qualcosa di strutturale. Secondo me è molto importante perché non possiamo pensare che una volta finita l’emergenza della pandemia sia finita anche l’emergenza degli affitti. Sono oltre quaranta anni che è così, possiamo dire dal dopoguerra in avanti, almeno a Roma, e forse è arrivato il momento di dire basta e di dirlo in modo serio.

Una cosa da precisare è che la vicenda del “contributo affitto” ha influito molto. All’inizio della mobilitazione alcune realtà cittadine anche sindacali stavano condividendo il nostro percorso sul blocco degli affitti ma in un secondo momento hanno invece iniziato a instradarsi più su di una richiesta di contributo alla locazione. Quando la regione Lazio ha varato la misura (in maniera tardiva oltretutto) hanno lasciato il movimento “RentStrike” in solitudine non considerando che questo contributo va a finire nelle tasche dei proprietari degli immobili e che ha il limite di escludere tutti coloro che sono in nero e non possono presentare le ricevute che sono richieste per l’erogazione