Pigneto, luogo di gentrificazione, speculazioni edilizie, espulsione degli antichi abitanti. Un quartiere in mutamento che non è del tutto perduto. Lo dimostra la storia di via Fanfulla da Lodi. Per chi al Pigneto vive via Fanfulla evoca, più che il condottiero, una vicenda di solidarietà attiva. Fu quando, all'inizio degli anni 2000, un'ispezione chiuse quegli edifici fatiscenti, per cui gli affittuari pagavano però bei soldi, in nome della sicurezza abitativa. Allora gli affittuari, un gruppo di senegalesi che vivono per lo più vendendo merci etniche, non si diedero per vinti. Affiancati dai militanti antirazzisti del Comitato di quartiere e dell'ex Snia – indimenticabile, tra loro, Dario Simonetti, che si inventò capocantiere – e aiutati dagli abitanti del quartiere, misero su un cantiere: chi sapeva di idraulica o falegnameria donava una giornata di lavoro, chi portava una latta di vernice, chi imparava a mescolare la calce e a fare l'intonaco. Non solo per solidarietà: anche perché, una volta liberi quei terreni, chi può dire se non verranno sostituiti da palazzotti di speculazione? In molti hanno detto no. Così quelle casette furono ristrutturate a regola d'arte, allacci idrici ed elettrici compresi, quelle casette. Quando gli ispettori si ripresentarono per riconfermare il sequestro trovarono invece tutto a posto, e dovettero ritirare l'ordinanza. Finì con una grande festa di tutta la strada.

Altri tempi, si dirà. Invece no. Perché storie così fanno nascere legami, creano relazioni, amicizie. Così questa volta, quando al cancello che porta alle casette si sono presentati i messi giudiziari e vi hanno messo i sigilli, si è visto che quei semi hanno germogliato bene. La vicenda questa volta è differente, Roma Levante ne ha già parlato (qui il link). assemblea di quartiere in via fanfulla La motivazione è il rinvenimento di merce contraffatta, che però non era degli affittuari ma di persone ospiti momentaneamente. Ma, si sa, il marchio dell'industria della moda italiana va preservato meglio e prima della vita di persone miti e inoffensive. Invece che prima gli italiani, qui, si sono tutelati prima i marchi, poi le persone.

Intanto il quartiere è cambiato, è arrivata la metropolitana C, gli artigiani e gli operai che vi abitavano sono morti o hanno trovato casa più lontano dal centro. Eppure...

Ricordate il Baobab, lo sgombero della tendopoli dei migranti in transito nascosta dietro la stazione Tiburtina? Nascosti, ma comunque uno scandalo? Lo sgombero è avvenuto anche lì. E, nonostante lo sgombero, i volontari di Baobab distribuiscono colazioni e pasti, fanno assistenza legale e sociale per strada. Cocciutamente, tenacemente. Per organizzarsi usano una pagina di Facebook, così da portare l'aiuto che serve. Non si sono lasciati abbattere dal sequestro delle tende e del materiale, continuano a fare quello che possono e che serve.

volantino via fanfullaCosì gli abitanti del Pigneto. I dieci sfrattati hanno montato due tende sulla strada e dormono lì ad esclusione dei più anziani, ultrasettantenni, a cui il Comune ha dovuto offrire un rifugio meno precario. Si è creato un gruppo Whatsapp, di cui fanno parte famiglie, vecchi abitanti del quartiere e giovani appena arrivati. E sì, anche pizzerie e ristoranti. Insieme, scandalizzati da una vicenda così assurda: affitto regolarmente pagato, un cambio di proprietà mai comunicato, qualche traffichino a tramare tranelli. Sperando che dieci senegalesi poveri avrebbero raccolto le loro cose e sarebbero andati via. Invece no, quelli di via Fanfulla sono ancora lì, tutti. I senegalesi, i vecchi abitanti, i nuovi. E continuano a fare, insieme, quello che possono e che serve.

Intanto, grazie agli avvocati di Progetto diritti, è stato fatto un ricorso al tribunale. Ma dovesse pure arrivare il diniego, la ferita per il quartiere è grave. E la solidarietà, facile prevedere, non si esaurirà come una pioggia d'estate.