Oggi (lunedì 25 maggio n.d.r) abbiamo deciso di accompagnare una piccola ma combattiva delegazione del Comitato di quartiere del Quarticciolo in una delle sue iniziative volte a rivendicare diritti negati a una famiglia della zona.

Ci incontriamo tutti insieme di fronte al teatro-biblioteca del Quarticciolo e ci apprestiamo a seguire un gruppetto di abitanti del quartiere, che da circa un anno anima il Comitato formatosi proprio in occasione dell’emergenza legata a sfratti, sgomberi e distacchi delle utenze ai danni degli abitanti del posto, per far fronte comune e creare una rete di solidarietà che impedisca questi e altri gravi disagi a chi vive nel piccolo ma vessato quartiere di Roma Est (per lo più famiglie).

Questa volta la spedizione alla sede del Municipio V, all’angolo tra la Prenestina e la Togliatti, più volte segnalata e attaccata dagli interventi del Comitato, ma famosa per essere l’obiettivo di numerose proteste da parte dei gruppi più disparati del quadrante della città, è motivata dalla recente “ghigliottina” che si è abbattuta su Angela, giovane madre di tre bambini, nata e cresciuta nel quartiere.

Angela, suo marito e i suoi tre figli oggi, come tantissimi altri al Quarticciolo, vivono come occupanti, dopo aver subito uno sfratto dalla loro ultima abitazione. Risultando la loro residenza in una casa dove non abitano più, quando la Municipale si è recata nella loro vecchia dimora per una notifica e non ha trovato nessuno, ha deciso di segnalarlo alle istituzioni che hanno provveduto ad attivare il “procedimento di irreperibilità”, che termina con la cancellazione dal registro dell’anagrafe e la perdita della residenza. Questa pratica è evitabile solamente dichiarando in tempi utili (un anno massimo) lo spostamento in un’altra residenza, il che presupporrebbe che la famiglia sia materialmente in grado di mantenere sé stessa e un’altra casa, ma se è stata sfrattata è evidente che il problema non è di facile soluzione. Oltretutto Angela e la sua famiglia sono solo uno dei numerosissimi casi di persone a cui viene negata la residenza in questa minuscola porzione di città.

Ma cosa significa oggi perdere la residenza ed essere cancellati dall’anagrafe?

Praticamente significa sparire. Diventare dei fantasmi. La residenza è come una ghigliottina perché è il criterio vincolante, la condizione imprescindibile, per ottenere i diritti di base: con essa ci sei, senza di essa non esisti1. L’assegnazione a un medico e l’accesso alla sanità, l’iscrizione a scuola, il rilascio dei documenti di identità, la possibilità di circolare con mezzi privati (rilascio e rinnovo della patente di guida) e pubblici (abbonamento ai mezzi di trasporto), ecc. Essere espunti dai registri dell’anagrafe significa non risultare, non esistere, non essere pervenuti. Il che, per quanto possa risultare romantico, più che a una libertà, di fatto, e soprattutto quando si tratta di curarsi o mandare i figli a scuola, corrisponde a una schiavitù. Il caso di Angela è esemplare. Mesi fa, quando ancora aveva la residenza e i conseguenti diritti a essa connessi, ha prenotato, tramite il servizio sanitario nazionale, un’operazione per il figlio di 11 mesi, che dalla nascita porta un problema congenito al collo che va curato il prima possibile. Le liste di attesa hanno fatto sì che la data prevista per l’operazione sia fissata ad agosto venturo. Purtroppo però, come detto, nel frattempo Angela ha perso la residenza, cosa che rischia di compromettere l’operazione (oltre a comportare tutti i disagi elencati sopra).

Per questo motivo Angela, i suoi figli, il comitato di quartiere e noi, ci siamo recati oggi al Municipio V alle 15, in perfetto orario di ricevimento (prima era previsto il martedì e il giovedì dalle 15 alle 17, adesso ridotto solo al martedì), per ottenere la residenza fittizia in Via Modesta Valenti2, prevista dalla legge3 per “persone senza fissa dimora presenti abitualmente sul territorio e prive di domicilio”, per poter accertare le cure per il figlio di Angela e riottenere i diritti di base per lei e la sua famiglia.

Per chi tra i lettori non conoscesse gli uffici del Municipio V (ex MunicipioVII), cercherò di rendere a parole il paesaggio che si presenta di fronte agli sfortunati avventori costretti a recarsi in questo Castello di Kafka della burocrazia romana. Innanzitutto, come ho accennato in precedenza, I suddetti uffici aprono al pubblico un solo giorno a settimana per una finestra di tempo di appena tre ore (si tenga in considerazione che il V è uno dei tre municipi più popolosi della metropoli e quello con la più alta densità di abitanti per chilometro quadrato). Dunque sarà facile immaginarsi la quantità di persone ammassate in fila e pronte (se sono fortunate) a essere smistate nei vari uffici e ascoltate per non più di 10 minuti da un assistente sociale o da qualche altro impiegato sommerso dalle scartoffie e dalle richieste di aiuto che irrompono nelle stanze ogni 5 secondi circa. I numeri assegnati per le persone che saranno “scrutinate” in giornata sono 5 (!) mentre altri 7 numeri vengono affidati ai primi 7 “fortunati” venuti dopo i primi 5 “privilegiati” per avere un appuntamento in settimana. Per questa ragione (la scarsità di disponibilità e numeretti rispetto alla quantità di persone che chiedono di essere ascoltate) più della metà dei presenti si è recata lì per la terza (come Angela), quarta o addirittura quinta volta per essere poi rimandata a casa. Gli abitanti del Quarticciolo ci dicono che l’ultima volta, impostisi all’attenzione degli uffici, l’assessore Podeschi, solitamente recluso in una delle segrete stanze del Castello, aveva concesso un’udienza terminata con l’imbarazzata e intimorita promessa di quest’ultimo che Angela avrebbe riottenuto la residenza tramite la pratica della residenza fittizia e soprattutto che quest’ultima era facilissima da ottenere. Ma mai bugia fu più vera, quindi arrivati all’apertura dell’ufficio alle ore 15, appreso che i primi 5 numeri erano già stati dati e anche il secondo gruppo di 7 (gente che stava lì in fila dalla mattina e si era presa la giornata libera da lavoro per attestarsi i primi posti per le udienze) erano anch’essi già stati assegnati, di fronte alla prospettiva di dover tornare per la quarta volta la settimana successiva, il Comitato ha fatto ciò per cui è nato e per cui soli si viene sconfitti dalla burocrazia mentre insieme si ottengono i risultati. Ha scomodato ancora una volta il Podeschi (unico organo politico decisionale all’apice del sistema amministrativo e introvabile a meno che non si esercitino delle forti pressioni e non ci si renda visibili e di disturbo) e imposto che Angela ottenesse un appuntamento e l’elenco della documentazione necessaria all’accesso in Via Modesta Valenti per il lunedì successivo. Ma non solo, che anche tutte le altre persone che si trovano in una situazione simile a quella di Angela, trovino riscontro nel Municipio e possano portare a termine le pratiche necessarie a ottenere i diritti che gli spetterebbero. A dimostrare la piccola vittoria del comitato, il foglio giallo con il giorno dell’appuntamento e l’elenco dei documenti necessari. Sventolato fino al lato opposto della Palmiro Togliatti, brandito come un trofeo portato in festa veniva infine mostrato a tutti nel quartiere accompagnato dalla frase “con le buone a me e al mio compagno ci hanno sempre rimbalzato ma questa volta col Comitato ci siamo fatti sentire per davvero…..ed eccolo qua l’appuntamento!!”

1Sarebbe estremamente interessante approfondire perchè in Italia, differentemente da altri paesi dell’Europa e del mondo, sia proprio il criterio della residenza, e non quello ad esempio della sola cittadinanza o di altri, a rappresentare il discrimine ultimo per accedere a così tanti diritti basilari. Da una prima superficiale ricerca risulta che il vincolo della residenza emerge come fondamentale nel nostro paese già a partire dalla fine del Settecento, diviene legge dopo l’unificazione e introdotto nella costituzione della neo Repubblica del secondo dopoguerra. Attualmente, per la costituzione italiana (artt. 2, 3 e in particolare 14 Cost.), la residenza risponde al duplice obiettivo insito nel nostro ordinamento e nella nostra Costituzione, di promuovere il legame di ogni cittadino con il territorio e conoscere effettivamente le caratteristiche della popolazione presente sul nostro territorio nazionale; dunque da un lato il legame sociale e dall’altro il bisogno di controllo delle istituzioni sui cittadini.

2Una residenza fittizia è una residenza non reale creata ad hoc dal Comune di Roma proprio per garantire la residenza anche a chi non ne ha una materiale registrata. Per approfondire si veda il sito del comune https://www.comune.roma.it/pcr/it/mun_xii_s_u_mu_s_scp_via.page. Modesta Valenti, a cui è intestato il nome di questa particolare residenza, era un’anziana signora senza fissa dimora morta come tanti altri per strada e senza cure.

3 Per approfondire si veda qui la documentazione: https://www.fiopsd.org/wp-content/uploads/2018/02/Circolare_Istat_29_1992.pdf e in particolare la Circolare Istat n. 29/1992