centocelle

Quando qualche giornalista e qualche telecamera si affacciarono a via dei Castani, in fondo alla strada, verso la parrocchia di San Felice, furono in molti a sgranare gli occhi. La televisione a Centocelle? E perché mai? Era il 2005, giusto una quindicina di anni fa. Il quartiere non era famoso come oggi. L’attenzione dei media si stava concentrando su San Felice perché Forza Nuova aveva promesso che da quelle parti avrebbe organizzato una manifestazione per difendere il made in Italy. Come prevedibile si era scatenato un putiferio. “Che ne pensate?” chiesero i giornalisti a un gruppo di anziani seduti in un bar. Gli intervistati prima di rispondere si riunirono in gruppo e stabilirono una risposta comune: “Ma che vuole che le dica….ma gli mettessero a disposizione un campo di calcio, facessero venti contro venti e vediamo chi vince. Ma noi lo sappiamo per certo chi vincerà. Ovviamente gli antifascisti, qua i fascisti possono solo prenderle”. Un po’ impressionata ma in fondo divertita, la giornalista registrò tutto e se ne tornò da dove era venuta.

Centocelle nel 2005 era un quartiere molto diverso da oggi. Ancora dovevano iniziare i lavori per la metropolitana. Ancora c’era un grande mercato all’aperto che da piazza dei Mirti invadeva le strade circostanti. Ancora c’erano i rom del Casilino 900, che frequentavano senza troppi problemi i bar e le scuole. Il richiamo all’antifascismo e alla resistenza non aveva i tratti prescrittivi, didascalici e un po’ scontati che si accumuleranno negli anni seguenti. L’antifascismo era qualcosa di viscerale, poco riconosciuto a livello istituzionale ma molto sentito nelle storie e nelle leggende familiari e personali. Forse proprio per questo la mobilitazione che si pose come obiettivo il contrasto alla penetrazione di Forza Nuova fu una mobilitazione vincente, che non solo riuscì a impedire lo sbarco dei neofascisti ma fu capace di aggregare tante persone “normali”, esterne ai circuiti della militanza organizzata.

Il quartiere non era un quartiere semplice da vivere. Pieno di spaccio, frequentato e presidiato da piccola e piccolissima delinquenza, assillato da pesantissime carenze soprattutto a livello di servizi e infrastrutture. Pochissimo verde pubblico, Villa Gordiani, Villa De Santis e Tor Tre Teste, tre bellissimi parchi difficilmente accessibili se non in macchina e comunque tutti e tre ai margini della zona (ancora si doveva concludere la battaglia per il Parco di Centocelle, che sconterà poi comunque tanti altri guai che ne faranno una grande occasione mancata). Una rete di trasporti molto lenta e disorganizzata. Grandi problemi legati allo stato di conservazione delle case. Molto affascinanti per gli osservatori e appetibili per gli agenti immobiliari, le palazzine costruite soprattutto nel secondo dopoguerra in maniera prevalentemente autonoma iniziavano a sentire il peso dell’età, mentre i complessi a gestione pubblica diretta o indiretta soffrivano di enormi problemi di manutenzione.

Forza Nuova stabilì la data del 4 giugno, un sabato pomeriggio, per il proprio atterraggio nel quartiere. Non un giorno a caso, ma l’anniversario della Liberazione di Roma (chissà se n’erano accorti al momento della convocazione). Nelle settimane precedenti, le assemblee in cui si erano incontrati gli antifascisti, dopo molte discussioni, avevano deciso di mettere in piedi una mobilitazione aperta, convocando il quartiere per tutta la giornata su via dei Castani. Non si trattava di una iniziativa abituale per Centocelle. La routine lavoro-traffico-negozi-rogne-coprifuoco serale-lavoro era pressoché la norma per la gran parte del quartiere, nella totale assenza di iniziative pubbliche anche semplicemente di natura culturale. Prima un po’ intimiditi, poi sempre più convinti e curiosi, si affacciarono in migliaia. Tra musica e giochi per i bambini, non mancarono gli interventi dei tanti partigiani ancora in vita, molti dei quali parlavano in pubblico della loro esperienza per la prima volta. Forza Nuova non si presentò, la piazza era comunque aperta ma determinata a rispondere a eventuali provocazioni.

Non finì così. Due settimane dopo, il 18 giugno, Forza Nuova annunciò che si sarebbe ripresentata. Questa volta le autorità disposero il divieto di ogni manifestazione. Fin dalla mattina, però, tanti gruppi di antifascisti organizzarono in tutto il quartiere una prudente e accorta vigilanza. Nel pomeriggio Forza Nuova si presentò sotto forma di una cinquantina di militanti sulla Casilina, con lo scopo di raggiungere il quartiere entrando da Piazza delle Camelie. Quel che successe dopo è circondato da poche certezze e qualche leggenda. La certezza è che il manipolo di militanti neofascisti venne prima bersagliato da sassate degli abitanti antifascisti e poi caricato dalle forze dell’ordine. Tra le leggende, si ricorda la loro fuga a piedi sulla Casilina e l’improvvido tentativo di chiedere solidarietà in un campo rom. Insomma, una figuraccia epocale.

Perché oggi è così importante tornare a quelle giornate, che nella loro semplicità non sono sicuramente entrate nella storia? Perché sembrano passati non 15 ma molti molti più anni. Le strade del quartiere, non tutte ma alcune, sono piene di gente tutte le sere. Sono piovuti sulla zona investimenti economici, immobiliari e commerciali. Si sono esasperate le contraddizioni e le differenze: tra lavoratori e spacciatori, tra vecchi e nuovi abitanti, tra residenti e avventori, tra benestanti e nullatenenti. Nonostante una nuova generazione di militanti generosa e coraggiosa, l’iniziativa politica sembra non riuscire a svolgere quella funzione di ricomposizione che aveva avuto nella zona nei decenni precedenti. I recenti roghi di attività commerciali e la difficoltà anche solo a risalire alla loro matrice rendono chiara la drammaticità e la complessità del nuovo assetto. Il richiamo alla storia, all’orgoglio, a un bene collettivo individuato come Centocelle non basta più, perché ormai di Centocelle ce ne sono tante, forse troppe. La provocazione di 15 anni fa si inseriva tutto sommato in un quadro più leggibile. Decisamente inattesa fu la risposta popolare. Da lì è giusto ripartire: anche perché pure oggi in un quadro così difficile le piazze si sono comunque riempite.