Corruzione di alcuni funzionari e odore di mazzette in tutto il quartiere romano.

corteo NO LIDlParliamo di due situazioni simboliche per il V municipio: il LIDL di via dell’Acqua Bullicante e il KRAM di piazza Nuccitelli Persiani. In entrambe le vicende, la situazione emersa lascia intravedere un mondo sotterraneo fatto di corruzione e lassismo. Nello sviluppo della città il quadrante ha aumentato la propria attrattività grazie all’arrivo di nuove infrastrutture.
Rispetto a queste due vicende, se possiamo dire che gli investimenti privati sono cresciuti, altrettanto non possiamo affermare rispetto alla volontà di controllare e governare questa crescita divenuta ogni giorno più aggressiva. Il possibile sviluppo si sta così trasformando da un’opportunità per tutto il territorio ad un’occasione per pochi imprenditori e per capitali che spesso hanno una dubbia provenienza.

 

Il caso LIDL
Partiamo dal caso LIDL, un supermercato costruito nel 2015 tra le proteste degli abitanti tra Torpignattara e il Pigneto. In questo caso gli ostacoli posti dagli uffici e la posizione assunta da una funzionaria della Soprintendenza archeologica, permisero alla multinazionale di terminare i lavori nonostante le irregolarità rilevate dai cittadini. L’arresto di uno dei dirigenti comunali e l’intercettazione della funzionaria in una vicenda di corruzione (il noto scandalo dello stadio della Roma) arrivarono fuori tempo massimo per metterne in dubbio la parola.
La vicenda risale al 2015 ed esistono svariati racconti e analisi di quello che accadde in via dell’Acqua Bullicante in quei mesi invernali.

Senza preavviso, le motoseghe iniziarono ad abbattere gli alberi. Ben presto le ruspe demolirono alcuni piccoli edifici dove fino a poco tempo prima avevano il proprio laboratorio un fabbro e un falegname. I vicini e gli abitanti del quartiere, allarmati dai lavori, si mobilitarono scoprendo la presenza del vincolo paesaggistico “Ad duas lauros”. Decisero di bloccare i lavori. Ci fu oltre un mese di picchetti, dove vennero bloccate betoniere e camion per cercare di rallentare i lavori. La speranza dei comitati era far desistere la nuova proprietà ma soprattutto dare al municipio il tempo di fermare il cantiere ritenuto illegale. Il presidente del municipio V di allora, Palmieri Gianmarco (Pd), ebbe paura delle azioni legali della multinazionale tedesca e capitolò. Nel frattempo gli uffici municipali, comunali e della Soprintendenza archeologica fecero di tutto per ostacolare il neonato comitato “No cemento a Roma est” ad accedere ai documenti ufficiali necessari a svelare l’irregolarità dell’operazione speculativa. Con caparbietà il comitato riuscì a presentare un ricorso al Tar dove vennero svelati ulteriori violazioni rispetto ai titoli in sanatoria e ai certificati di dismissione dei locali (prodotti dall”Immobiliare Bullicante”, il soggetto giuridico responsabile della speculazione). Nel frattempo i lavori proseguivano a ritmo serrato mentre a sorpresa la funzionaria della Soprintendenza archeologica Anna Buccellato negava la presenza del vincolo stabilita dalle carte. Contro il parere del vecchio soprintendente e di tutti gli esperti in materia, la funzionaria si ergeva a difesa del supermercato e della cementificazione. Il comitato gridò allo scandalo ma a nulla servì neppure il sequestro giudiziario del supermercato ordinato dal sostituto procuratore D'Ovidio. LIDL aveva aperto da meno di una settimana e velocemente venne concessa la “facoltà d’uso” dell’edificio sospettato di abuso edilizio. Questo permise di riaprire i battenti del locale in meno di 48 ore.

Seguirono cortei di protesta,un ricorso al Tar e uno al Consiglio di Stato (uno dei quali tuttora aspetta una conclusione) ma oramai il supermercato era aperto e la multinazionale poteva dire di averla vinta. Gli ostacoli creati dagli uffici comunali e dalla Sovrintendenza avevano molto di sospetto e per questo i cittadini avevano gridato alla corruzione. Senza prove la questione è rimasta inascoltata e gli unici indagati risultarono gli attivisti del comitato in seguito alle proteste. La certificazione della soprintendente Buccellato rimane tuttora agli atti e farà da argine al ricorso proteggendo gli investimenti LIDL.

Tutto questo mentre qualche mese fa nella vicenda “stadio della Roma” la stessa Buccellato veniva intercettata mentre tentava di imporre all’imprenditore Luca Parnasi gente di sua fiducia per i carotaggi archeologici. Tutto questo, mentre a giugno 2018, il funzionario Daniele Leoni del dipartimento urbanistica veniva arrestato per aver ricevuto 1500€ in cambio di un parere favorevole in una conferenza dei servizi nella già citata vicenda “stadio della Roma”. Questo funzionario aveva negato le irregolarità sui titoli in sanatoria di via Acqua Bullicante e all’incontro con i cittadini era fuggito di fronte alle scomode domande del comitato. Per ultimo ad essere indagato è arrivato pure il funzionario Prosperetti, titolare della Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma, ufficio del Ministero Beni Culturali. Nella vicenda dello stadio pare sia stato determinante per l’archiviazione della richiesta di vincolo sulle tribune dell’ippodromo di Tor di Valle. Nella vicenda LIDL era il capo della sopracitata Buccellato.

 

 

 

 

 

Il caso KRAM
Il secondo caso esemplificativo è quello del KRAM di piazza Nuccitelli-Persiani. In questa vicenda non abbiamo una multinazionale ma un imprenditore ben noto nel quartiere Pigneto: Massimo Innocenti. Proprietario dal 2007 dell’osteria resa celebre dai film di Pasolini, questo imprenditore ha nell’ultimo decennio costruito la sua fortuna attorno alla vocazione turistica che il quartiere pare abbia acquisito. Già proprietario di un paio di hotel attorno alla stazione Termini e del Micca club, negli ultimi anni sono diversi gli edifici acquistati da Innocenti attorno a via Fanfulla da Lodi. L’osteria Necci, La “Premiata panineria”, il “Club Spirito”, la gelateria “DaLodi” e il ristorante indiano “Tandoori” sono tutti in un’area di cinquecento metri e di proprietà dell’imprenditore. All’elenco sono poi da aggiungere almeno due bed&breakfast situati tra via Brancaleone e via Fanfulla da Lodi.

Nel 2016 gli inquilini di un palazzo tormentato dalla movida notturna scoprirono che sotto casa stavano per iniziare i lavori di un nuovo locale di somministrazione: il KRAM.
Acquisiti alcuni box auto fatiscenti a ridosso di Piazza Nuccitelli-Persiani, l’imprenditore Innocenti aveva ottenuto i permessi per demolire i manufatti e costruire da zero un nuovo edificio. Preoccupati dall’eccessiva concentrazione di locali notturni i residenti avevano richiesto i progetti al municipio e coinvolto il comitato di quartiere Pigneto-Prenestino nel tentativo di monitorare la situazione. Una grossa indignazione riscosse la notizia che nel silenzio degli uffici Angelo Panetta, il funzionario responsabile dei Servizi Ambientali, aveva concesso al privato la gestione e l’utilizzo dei giardini Nuccitelli-Persiani. L’area verde, l’unica rimasta nella zona, è sostanzialmente autogestita dal quartiere che si occupa della pulizia e della manutenzione. Il progetto venuto alla luce prevedeva tavolini e ombrelloni al posto dell’attuale area cani e una sostanziale invasione del locale nell’antistante piazzetta. Le proteste arrivarono al municipio e il presidente 5Stelle riuscì a bloccarne la concessione.


Se su questo frangente l’intervento fu risolutivo, altrettanto non lo fu per quello che riguarda le numerose altre segnalazioni avanzate dai residenti. In breve tempo i garage vennero demoliti e al loro posto venne costruito quello che gli abitanti ribattezzarono “la Balena bianca”: un edificio a due livelli con un terrazzo enorme e due sale altrettanto grandi all’interno. Numerose volte furono chiamati gli uffici e la polizia locale per intervenire sull’appropriazione indebita di terreno pubblico e sul non rispetto della nuova costruzione con il progetto presentato sulla carta. Il comitato di quartiere interruppe il consiglio municipale chiedendo di intervenire ma, rimasto inascoltato, decise di presentare un esposto alla Procura della Repubblica. Ci furono sopralluoghi e pure un'indagine del procuratore Cipolla. “Tutto regolare”, fu la risposta unanime degli uffici guidati dal funzionario Arch. Marcello Marocco e dalla sua responsabile Arch. Maria Vincenzina Iannicelli. Pure la magistratura archiviò il procedimento scatenando l’entusiasmo di Innocenti che si preparava così all’inaugurazione programmata per il 4 ottobre 2018. Quello che non aveva previsto era però un cambio dei dirigenti dell’ufficio tecnico del V Municipio avvenuto a fine estate 2018. Saputo di questo avvicendamento, i residenti sollecitarono il nuovo funzionario Tonino Egiddi (anch'egli però con qualche ingombrante scheletro nell'armadio) ad un nuovo sopralluogo che venne realizzato il 18 settembre. ”Appropriazione di suolo pubblico di circa 1,90x 30m, area antistante recintata senza autorizzazione, locale tecnico e tettoia accorpati con destinazione d’uso difforme” sono solo alcune delle violazioni riscontrate “per le quali il manufatto risulta abusivo e non vi si potranno svolgere le attività cui era stato destinato dalle proprietà. Pertanto sarà oggetto delle procedure da avviarsi in caso di abuso, quali demolizione o acquisizione a patrimonio pubblico”.


La notizia recapitata grazie “all’accesso agli atti” effettuato dal comitato di quartiere venne accolta più con stupore che con gioia dai residenti. Se da un lato emergevano le irregolarità segnalate da quasi due anni, dall’altro emergeva che qualcosa negli uffici e nell’autorità giudiziaria non aveva funzionato. Perché la costruzione dell’edificio non era stata interrotta prima? Come era stato possibile che i responsabili tecnici Marocco, Iannicelli e il magistrato Cipolla non avessero notato questi abusi tanto evidenti?

 

La vicenda LIDL e quella del locale abusivo KRAM, obbligano, nonostante una diversa conclusione, ad una riflessione rispetto all’integrità degli organi di controllo e del ruolo che questi assumono nel regolare assieme alla politica le trasformazioni del quartiere. La corruzione, affermano i comitati dei cittadini, non è un caso isolato ma un vero e proprio sistema. La cementificazione selvaggia e incontrollata del quartiere ne è la dimostrazione e solo dove i residenti si mobilitano c’è la speranza di bloccarne la devastazione.
Ad esempio, a pochi passi dal LIDL, percorrendo via dell'Acqua Bullicante, ci si imbatte in un palazzo di otto piani a destinazione residenziale, costruito in pochi mesi dall’imprenditore Longobardi, proprietario del cinema antistante il nuovo edificio. Quasi terminata la costruzione, anch'essa osteggiata dagli abitanti di zona, venne disposto il sequestro per assenza di permesso a costruire. Ancora una volta gli uffici tecnici del V municipio responsabili di un non-controllo, lasciano agli organi giudiziari il compito di deciderne (tardivamente) le sorti.

Esempio virtuoso nel quadrante è invece il caso del lago Ex-Snia dove la lotta del quartiere riuscì a fermare la costruzione di un centro commerciale il cui permesso a costruire fu ottenuto modificando irregolarmente e maldestramente le carte del catasto. L’attenzione della politica è tutta rivolta alle piccole illegalità mentre imprenditori senza scrupoli stanno divorando pezzo a pezzo la nostra città. La corruzione fatta sistema permette la creazione di piccoli potentati basati sull’ “accumulazione originaria” drogata dal non rispetto delle regole. In cambio si ha un sovra-sfruttamento del territorio che genera un abbassamento della qualità della vita dei residenti esclusi però dai vantaggi economici che rimangono circoscritti a pochi individui. Aumento della già elevata densità abitativa, scomparsa delle aree verdi, aumento dell’immondizia, del traffico e affitti più alti sono solo alcuni degli effetti a medio termine di questo fenomeno.