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L'11 Novembre a Roma si voterà per il referendum consultivo sul trasporto pubblico locale, indetto dal partito dei Radicali, insieme al comitato 'Mobilitiamo Roma'.
Il referendum contiene due quesiti: il primo riguarda la possibilità di liberalizzare il trasporto pubblico locale, ricorrendo a gare europee per affidare il servizio ad aziende private. Il secondo quesito, invece, riguarda la possibilità di gestire in concorrenza forme di trasporto collettivo con linee non fisse.


Ma facciamo un passo indietro; in quale situazione si inserisce questo referendum? I quesiti posti sono realmente in grado di incidere sulla situazione della mobilità nella città di Roma, che versa in condizioni piuttosto critiche?


Secondo noi ad oggi, in primis, manca un modello di trasporto sostenibile per una città come Roma, che consideri il bisogno di migliaia di persone di doversi/volersi spostare attraverso una città estesa, e che vede quotidianamente il movimento dalla periferia verso il centro di numeri difficilmente gestibili di persone in alcuni orari di punta. Inoltre va tenuta in considerazione la questione delle costruzioni di nuovi quartieri sempre più distanti dal centro, che rende ancora più essenziale, ma allo stesso tempo più difficile, la progettazione di una linea di trasporti efficiente.


A questo punto ci soffermiamo sulla questione principale che agita il referendum, quindi la liberalizzazione del di servizio per il trasporto locale, con apertura quindi a società private esterne, come possibile soluzione alle attuali inefficienze.
ATAC è da più di 20 anni un'azienda di diritto privato (Spa), giuridicamente alla pari di una qualsiasi azienda privata, ma interamente posseduta dal Comune di Roma. Quindi la proprietà pubblica rimane, ma, a differenza di un'ente pubblico, i meccanismi che regolano assunzioni e appalti possono essere liberamente gestiti da chi accede alle posizioni più rilevanti dell'azienda, spesso grazie a qualche amicizia politica. Il passaggio dalla municipalizzata del trasporto a società per azione è avvenuto già con una direttiva europea negli anni '90.


In questo contesto, anni di appalti per forniture e manutenzioni gestiti in maniera clientelare, assunzioni di amici e parenti (vedi lo scandalo Parentopoli di Alemanno, ma fecero lo stesso anche le giunte precedenti di centro-sinistra) hanno portato ad affossare il debito di ATAC, che ora ammonta a più di 1 miliardo di euro. Questa situazione ha portato la giunta 5 stelle a proporre negli ultimi mesi un concordato preventivo per evitare il default di ATAC, che porterebbe a una privatizzazione monopolistica del trasporto. Anche questo concordato è da mettere a critica ma per non dilungarci troppo passiamo al racconto del risultato dell'esternalizzazione di parte del trasporto pubblico, dopo aver provato a dimostrare come ATAC già ad oggi non sia completamente pubblica, e come questa impostazione porti soltanto problemi per chi dovrebbe fruire di un servizio essenziale.


Nella città di Roma il 20-30% dei km percorsi dagli autobus è appaltato alla ROMA Tpl – un consorzio privato che a Roma gestisce 103 linee di autobus, che lavorano principalmente nelle periferie. Alla gara europea che ha portato ROMA Tpl a poter gestire questo servizio, nel 2010, si è presentato un solo partecipante, con un'offerta ribassata soltanto dello 0,03% (per dare un'idea di come vengono assegnati servizi così importanti e remunerativi per l'azienda). Da allora ad oggi, nonostante la diminuzione del servizio effettivo fornito e altre gravi inadempienze, il Comune continua a dare a Roma Tpl 100 mln l’anno per 30 mln di km, target che appunto non viene raggiunto. Dal 2010 non è mai stato rimesso a bando, ma, sotto diverse forme di consorzio, l'appalto è stato confermato alle stesse persone. Da allora non c’è regolarità di stipendio per i lavoratori sotto ROMA Tpl, anche a fronte della diminuzione dei flussi di fondi agli enti locali per i servizi.
Inoltre nonostante il contratto dei lavoratori Tpl sia lo stesso del trasporto pubblico locale i lavoratori non hanno una serie di indennità, ricevono un salario parecchio più basso sia per violazioni contrattuali, sia per la mancanza di voci di salario accessorio.
Attualmente il contratto con la ROMA Tpl sarebbe scaduto, ma non è stato ancora indetto un nuovo bando. Sembra quindi prospettarsi un nuovo contratto concordato con Cialone, proprietario della Roma Tpl.


Quindi la strada della liberalizzazione del trasporto pubblico a Roma già è stata percorsa con risultati fallimentari.


Sul tema dei trasporti c'è un'assenza di risposte politiche ormai cronica, che non può essere risolta soltanto con un dibattito, anche approfondito, su numeri e questioni tecniche. Al trasporto pubblico servono investimenti importanti e un approccio che tenga conto di più fattori, come l'impatto del traffico privato sull'efficienza del trasporto pubblico o l'impatto ambientale.


Il problema è che ,anche in presenza di fondi, c'è da lavorare sulla capacità ed efficacia di chi si occupa della questione mobilità. Basti pensare che dal 2 gennaio sono disponibili 425 mln per la manutenzione delle linee metro, ma non è stato fatto ancora niente, e poi si tenta di dare la responsabilità dei guasti agli utenti, come con il crollo della scala mobile a Repubblica.


Ciò di cui ci sarebbe bisogno è una richiesta decisa e di massa alla Giunta di maggiori investimenti sul trasporto pubblico, in particolare su ferro, senza aumenti del costo per i cittadini, anzi lavorando su un'accessibilità per tutti. Anche perché in una città come Roma un servizio inaccessibile porterebbe i cittadini a scegliere il trasporto privato come avviene già ora, rendendo impossibile immaginare, a causa del traffico, degli autobus efficienti.


Un servizio essenziale come quello del trasporto, sembreremo provocatori, dovrebbe essere gratuito, e totalmente in mano al pubblico, eliminando ATAC come Spa. Un primo passo sarebbe anche reinserire le agevolazioni per gli studenti, le riduzioni legate all'Isee, tenendo conto che negli ultimi anni a fronte di un servizio che peggiora nettamente i biglietti sono aumentati del 50%.


Il rischio di votare a questo referendum è quello di venire strumentalizzati da un partito che non si è mai occupato di mobilità per fini di scontro politico con il 5 stelle, senza affrontare realmente il problema del trasporto e dell'uso privato delle macchine, anzi, rischiando di metterlo in mano ai privati.
Iniziamo invece a mettere all'ordine del giorno una reale battaglia di lavoratori e utenti uniti per un servizio di trasporto pubblico efficiente insieme alla diminuzione di quello privato con evidenti vantaggi per l'ambiente e per la salute e le stress di tutti e tutte.