2019 02 04 mobilitàPubblichiamo le riflessioni maturate tra gli abitanti del Prenestino dopo quasi un anno dal taglio della linea 81...

Che futuro hanno i nostri quartieri e le nostre piazze, e come sarà la vita all’interno di essi? Come vogliamo che siano? E che ne pensate di una specie di museo archeologico al Pigneto-Prenestino, a Roma Est in una zona semi periferica? Forse a qualcuno verrà da sorridere alla proposta, ma noi intendiamo aprire un dialogo che parta dai bisogni quotidiani di vita e di spostamento, ma si raccordi con una proposta culturale e sociale, dimostrando come essi non siano in contrapposizione, ma anzi possano formare un’alleanza tesa a migliorare la qualità della nostra vita.

E chi sono i nemici del trasporto pubblico? A prima vista tutti si pronunciano a favore di esso: le istituzioni, la maggior parte delle forze politiche e delle classi dirigenti fanno quotidianamente proclami in sua difesa, ma nella realtà le cose non stanno così.

Per difendere e potenziare il trasporto pubblico non basta tracciare qualche preferenziale: è indispensabile investire economicamente su di esso in modo adeguato dotandolo di tutte le risorse e del personale necessari, e chiudere una volta per tutte con la dirigenza che ha portato alla situazione attuale. Ma occorre anche creare nelle città piani generali del trasporto pubblico che lo privilegino, con una visione integrata tra sistemi (su gomma, tranviario, ferroviario, sotterraneo, ecc.) e con le forme di mobilità alternative (ciclistica, pedonale, car sharing, ecc.); piani sviluppati a partire dalle esigenze dei cittadini e dalle loro proposte, condivisi con loro e con chi opera nel settore e nel territorio. Piani che raggruppino sotto un’unica responsabilità i diversi operatori del trasporto pubblico locale. Piani che non rimangano cristallizzati ma siano in evoluzione in base alle necessità. Solo così si potrà raggiungere l’obiettivo; altrimenti i piccoli interventi saranno solo razionalizzazioni che molte volte servono solo a ridurre i costi di un pessimo servizio.

A questo scopo raccontiamo quanto avvenuto qui da noi nel Pigneto-Prenestino. Con l’apertura della stazione della metro C San Giovanni il comune ha pensato di “riorganizzare le linee”, tagliando il tratto di percorso dell’autobus 81 che attraversava il nostro quartiere.

Bisogna premettere che già in passato, con l’apertura della stazione Lodi, era stata abolita la linea 810. Ora si voleva tagliare di nuovo, vantando i vantaggi della metro, senza considerare che, per problemi di linea e di scarsità di treni, questa metro passa ogni 12 minuti (se tutto va bene): quindi più che una metro si dovrebbe parlare di una ferrovia locale. Inoltre le due linee in realtà avevano un diverso tragitto, l’81 attraversava tutto il quartiere, raggiungeva ospedali e centri di servizio, e continuava fino al centro storico ed oltre mentre la metro termina a San Giovanni. Senza parlare dei problemi degli anziani e dei disabili. Un taglio evidentemente fatto in base presupponendo erroneamente che in presenza di linee metropolitane quelle di superficie possano essere eliminate.

L’amministrazione, a maggio 2018, rimangiandosi le promesse fatte, rigettava la proposta del comitato di quartiere di esaminare i flussi durante un periodo di affiancamento, e tagliava subito la linea nonostante le proteste dei cittadini, promettendo in cambio il potenziamento di altre linee del quartiere, il 412, e di altre aree periferiche, lo 058. Non è finita così: gli abitanti, insieme al comitato di quartiere, hanno indetto assemblee e manifestazioni, e hanno raccolto migliaia di firme. Sono state smentite tutte le valutazioni che avevano portato al taglio, e si è denunciata la mancata realizzazione delle promesse sulle altre linee: i chilometri tagliati sono stati reimpiegati molto dopo e solo in minima parte sullo 058, soltanto dopo diverse denunce del comitato di quartiere, mentre nulla è stato fatto per la linea 412. È risultato a tutti chiaro che l’unico fine che l’amministrazione perseguiva era la riduzione dei costi. Il municipio stesso, che dapprima aveva acconsentito al taglio, prendeva diversa posizione e chiedeva il ripristino dell’81, ed ora forse in comune si giungerà a un nuovo studio tecnico della situazione, visto che la mobilitazione prosegue, anzi si estende ad altri problemi.

Dopo diverse manifestazioni a piazza Roberto Malatesta, ex capolinea dell’81 ma anche fermata della metro C, infatti i cittadini hanno richiesto anche che la piazza sia riprogettata: essa ha dovuto subire per anni il cantiere della metro ed è stata infine riaperta, ma purtroppo oggi è un deserto perché una cattiva ricostruzione l’ha trasformata in un luogo invivibile, eliminando tra l’altro i giardini e l’area giochi. Quindi il comitato di quartiere ha chiesto al municipio una ristrutturazione della piazza: si sono uniti gruppi di cittadini che si ritrovano sui social, e anche professionisti e architetti che hanno raccolto le indicazioni degli abitanti per rendere la piazza vivibile, un luogo di incontro e di condivisione, ripristinando al contempo le aree destinate al verde e ai bambini. Le strutture sotterranee e la cavea oggi non sono utilizzate, ma riteniamo che in futuro esse dovranno ospitare mostre, esposizioni, rappresentazioni, eventi e manifestazioni artistiche e culturali, con una gestione che favorisca la presenza e l'espressione di talenti giovanili, e non solo.

E perché non immaginare una proposta “museale ma non solo” all’interno dei grandi spazi della stazione? 2019 02 04 mobilità metro san giovanniEsporre i reperti antichi rinvenuti negli scavi della metro nel nostro municipio affiancati da altri, rifacendosi a quanto si può osservare nella stazione di San Giovanni (alla cui apertura e inaugurazione è seguito l'immediato taglio della linea 81). Però si dovrebbe andare oltre un’esposizione museale classica, bella ma poco coinvolgente, affiancando ad essa un plastico delle antichità del quartiere creando un rapporto tra la situazione attuale e quella del mondo antico romano. Inserendo inoltre nell’esposizione pannelli esplicativi filmati, vetrine interattive, realtà virtuali o aumentate, il tutto al fine di mostrare i luoghi e la vita che vi si svolgeva, i principali siti archeologici, le loro caratteristiche, e la loro funzione. Roma est viene spesso vista come culturalmente marginale, abitata da classi intellettualmente subalterne: noi rivendichiamo di essere un luogo popolare, ma rifiutiamo l’idea che ciò si associ automaticamente all’ignoranza, e intendiamo dimostrarlo con le nostre iniziative. Forse a qualcuno piace l’idea un popolo che vive distaccato dalla cultura: a costoro ricordiamo che i nostri migliori intellettuali hanno sempre combattuto questa visione, che comporta l’affermazione di una società classista, tesa solo a ribadire ignoranza, sfruttamento e subalternità al potere.

Anche l’idea di turismo che abbiamo è diversa da quella che oggi si vuole affermare. Qualcuno vorrebbe ridurre il nostro quartiere a un insieme di bed&breakfast, accostati a locali in cui i turisti passino le serate e le notti, senza nessun altro rapporto con i residenti residui. Noi, senza voler respingere il visitatore, vogliamo che egli sia colui che vive il nostro territorio senza aggredirlo, condividendo con gli abitanti vita, esperienze e culture. Vogliamo incontrare lo straniero, ma non ci piace l’idea che qualcuno voglia imporci “i Vandali in casa”, per usare il titolo di un famoso saggio di parecchi anni fa sulla tutela del territorio, del patrimonio storico, e contro il saccheggio urbanistico di Roma.

In quest’ottica vogliamo ripensare le piazze non solo in un’ottica viaria o commerciale: esse non sono soltanto posti da attraversare o in cui aprire negozi, locali o centri commerciali. Non vogliamo demonizzare nessuno, ma pensiamo che esse possano e debbano essere soprattutto luoghi di incontro, di socializzazione, di crescita culturale, di messa in comune del proprio tempo e delle proprie esperienze.