Foto Enrico StéfanoContinua il dibattito sul progetto di pedonalizzazione di via dei Castani, dopo la pubblicazione delle immagini del progetto. Pubblichiamo una riflessione di un abitante di Roma Est,  qui il racconto dell'assemblea del 20 marzo 2019.

L'isola ambientale presentata il 20 marzo scorso a Via dei Castani non ha trovato consensi tra gli abitanti: a Centocelle rifiutano di “pignetizzarsi”. Era già successo a Monti dove analoga proposta è da mesi osteggiata da quanti temono una “seconda Trastevere”; nel gioco di specchi rimbalza un'unica immagine di dehors e tavolini che si appropriano dello spazio pubblico più desiderabile, quello sottratto a traffico e inquinamento. Ma è davvero una lotta per tenersi l'auto sotto casa o lo è per difendere una diversa vivibilità?

Al Pigneto la pedonalizzazione è presto degenerata per il concentrarsi, nel tempo e nello spazio, di bar ed esercizi: una deriva che il Municipio ha sempre addebitato all'assenza di competenze proprie sulle licenze di “somministrazione”, senza però aver mai saputo o inteso tutelare le funzioni collettive, di quartiere, per cui era nata. Molti cittadini ricordano gli inutili tentativi di garantire continuità al mercato durante i lavori di ripavimentazione, gli immancabili (ma quanto imprevedibili?) ritardi di consegna che hanno accelerato l'emorragia di utenti e ambulanti; il poco o nulla fatto per una “decorosa” manutenzione dell'adiacente Piazza del Pigneto, per raccordarsi ai giardini confinanti con la biblioteca, acquisire la Serono all'uso pubblico o promuovere attività che contendessero a posti e consumazioni a pagamento, l'occupazione di un luogo che doveva restare di tutti. Anche senza rivangare le vertenze sul Cinema Aquila, è arduo non notare il deserto sociale di spazi, servizi o iniziative dal basso che ormai circonda l'area pedonale.

Forse tutto ciò non sarebbe bastato, forse si sarebbe eretto solo un argine temporaneo. Di certo il Pigneto, come già Trastevere o San Lorenzo, avrebbero potuto fornire numerosi elementi per più efficaci soluzioni. Cosa sono dunque le “isole” ora in discussione? Che hanno di “ambientale”? Via dei Castani rientra tra altre 78 previste dal Piano per la Mobilità Sostenibile del Comune di Roma, il PUMS del 2018: un programma infrastrutturale da 10 miliardi, 2 dei quali “invarianti” (leggi irrinunciabili), per ricondurre i 770.000 spostamenti quotidiani della città a minori livelli di congestione, insalubrità dell'aria e squilibrio tra mezzi pubblici e privati. Nella strategia del PUMS, reti di trasporto e principali assi viari formano al proprio interno “isole” riservate alla circolazione locale, ciclabile e pedonale, a velocità moderata sotto i 30 km/h: una prospettiva che subordina a studi futuri, gli approfondimenti tecnici necessari per riorganizzare flussi veicolari, nodi intermodali e accessi alle maglie. Il “progetto” per Centocelle, pubblicato nelle cronache di questi giorni, mostra tuttavia quanto lontani si sia anche dai criteri minimi di definizione delle “zone 30”: su un lato un'unica carreggiata tutta dritta, utile piuttosto a disincentivare le auto dal rispettare la lentezza di pedoni e ciclisti; sull'altro un marciapiede appena più largo dell'attuale, senza nuovi alberi o panchine, che da risalto solo alla modestia delle finalità ambientali cui dichiara di ambire. Oscura la scelta di Via dei Castani, l'estensione dell'intervento, le immissioni alle vie contermini, priva di analisi puntuali, sui percorsi a scuole, ambulatorio, metro: ma se non collega destinazioni che il quartiere potrebbe raggiungere a piedi, allora cos'è?

Le battaglie degli abitanti per liberare le strade dalle auto e restituirle ai giochi dei bambini, alle relazioni tra vicini, alle chiacchiere con gli amici, sono rimaste a lungo inascoltate; perdenti nelle logiche di trasformazione della città finché si trattava di recuperare spazi all'uso pubblico, le aree pedonali si scoprono adesso vincenti luoghi di consumo. foto Enrico Stéfano

Con i maggiori profitti speculativi del settore immobiliare ormai appannaggio di banche e grandi operatori finanziari, da qualche anno si assiste a un processo di cattura sempre più capillare delle rendite generate dai residenti: quel “valore sociale” sedimentato dai quartieri con l'impegno civile, le loro storie, la capacità di maturare istanze, saperi e pratiche per accrescere la vivibilità. Ieri a San Lorenzo, oggi al Pigneto, attorno alle zone pedonali si son visti così schizzare affitti, vendite e B&B secondo una dinamica che, esaurita la qualità vitale quindi banalizzato pure il suo effimero riflesso, lascia la comunità più povera di spazi e relazioni; una spirale in grado di sopperire, quando tale qualità manca, è debole o carente di connotazioni, con le formule ambigue della “rigenerazione”. Non si comprende altrimenti la disseminazione di “isole” dove meno incidono sui volumi circolanti: semplici opere slegate dalle politiche di trasporto, per la moderazione del traffico o l'abbattimento degli inquinanti in cui, al contrario, dovrebbero essere inquadrate. 

La vicenda di Via dei Castani ci interroga insomma sulla città pubblica e sul contrasto alla sua privatizzazione senza rinunciare a migliori contesti di vita: una città a “consumo zero” che garantisca i diritti fondamentali di cittadinanza e le priorità ambientali, tutelando le destinazioni esistenti, le valenze storiche, memoriali, ecologiche, naturali dei suoli inedificati. Una città dove la “riqualificazione” risponde ai bisogni pregressi recuperando il patrimonio dismesso, connettendo reti di verde e servizi collettivi: che soprattutto si consolida alimentando i valori d'uso, in un orizzonte dove le “isole” formano arcipelaghi.