Perché mai l'introduzione di un nuovo servizio, già pagato dai quartieri con cantieri durati anni, polvere e traffico caotico, dovrebbe provocare tagli? E' la domanda di diversi comitati di quartiere, Pigneto-Prenestino, San Giovanni, Villa Fiorelli, Albalonga e Casalbertone, di fronte alle notizie che venivano centellinate dalle cronache dei quotidiani..

Perché se è giusto razionalizzare, a volte la razionalizzazione usa troppo disinvoltamente forbici e pennarello per ridisegnare gli itinerari di chi si muove. Per questo, prima che aprisse l'ultima stazione della metropolitana C, quella di san Giovanni, i comitati hanno chiesto al Campidoglio cosa sarebbe accaduto.

A ricevere i comitati il 12 aprile 2018, con tanto di mappe stese sul tavolo, il presidente della commissione trasporti, Stefàno. Forte la preoccuazione dei comitati sul taglio dell'81, il cui capolinea si sarebbe attestato alla fermata Lodi della Metro C, invece che in piazza Malatesta. Decisione che avrebbe, hanno sostenuto i comitati, penalizzato il percorso su via Prenestina, affidato solo ai tram 5 e 14, oltre al fantasma del 412, spesso servito da due sole vetture, tra Ponte Lungo e la Prenestina. Per gli utenti, numerosissimi, di quella linea, un disastro, niente affatto risarcito dalla nuova stazione della metro. Inoltre, soprattutto nelle ore di punta, l'81 lenisce in parte il servizio dei tram che corrono sulla Prenestina, congestionati all'inverosimile.

Il presidente ha ascoltato con cortesia i comitati ma, sull'81, non ha preso impegni. Così ha spiegato la sua posizione: il Comune sta lavorando al rinnovo della flotta e al rilancio del trasporto pubblico, le corse della Metro C avranno una frequenza di 9 minuti. I chilometri “risparmiati” con il taglio dell'81 saranno reinvestiti sullo 058 (che collega Ponte Mammolo e Tor Vergata), e nella nuova linea 77 (tra San Giovanni e Piramide, ma non lo fa già il tram 3 quel percorso?). La coperta è corta, ha allargato le braccia Stefano, negando la possibilità di una sperimentazione, per quanto breve, di mantenimento del capolinea dell'81 in piazza Malatesta.

Niente affatto soddisfatti i comitati hanno insistito: il percorso dell'81 ricalca solo all'ingrosso quello della metro C, e lascerebbe senza servizi larghe fette di popolazione. Inoltre, soprattutto nelle ore di punta, l'81 lenisce in parte il servizio dei tram che corrono sulla Prenestina, congestionati all'inverosimile. Niente da fare, in compenso il presidente della commissione trasporto ha annunciato un biglietto di accesso al centro storico, a tariffe differenti a seconda del tipo di auto. Pagherà di più chi non può permettersi un'auto più nuova.

Niente affatto soddisfatti i comitati, le proteste dei cittadini, come prevedibile, non sono mancate. Una affollata assemblea il 16 aprile 2018 presso la Biblioteca del Pigneto ha chiesto con forza il ripristino della sforbiciata all'81. Non è solo il disagio comprensibile di fronte a un cambio di abitudini. E' che si allunga il tempo di percorrenza, ad ogni cambio di mezzo bisogna calcolare almeno 15 minuti in più. E la Metro A è da anni sovraccarica, sopratutto nelle ore di punta.

Per cambiare radicalmente serve un tavolo permanente tra comune e cittadini, in grado di monitorare criticità e esigenze, problemi e necessità. Trasporto pubblico, ciclisti e pedoni devono essere protagonisti nella costruzione di una nuova mobilità oggi schiacciata dal trasporto privato, a cui spesso i cittadini ricorrono per le carenze di quello pubblico, e in cui tutti escono perdenti regalandoci una città invivibile. Una pista ciclabile in più certo non basta.

Tutti concordi nel rigettare la soluzione della privatizzazione proposta con il referendum di giugno che non solo porterebbe ad un aumento dei costi e ad un peggioramento della qualità ma che allontanerebbe ulteriormente dal controllo dei cittadini un’azienda strategica per la qualità della vita in città. L’Atac deve cambiare partendo dalla dirigenza che è responsabile assieme alla politica della situazione attuale. I debiti con le banche sono da ridiscutere mentre sostegno, appoggio e risorse devono essere convogliate su autisti, mezzi e manutenzione. Un invito particolare è stato lanciato ai lavoratori dell’Atac per unirsi alle prossime assemblee ed iniziative.

Infine, un presidio-assemblea in via Prenestina, di fronte alla Direzione dell'Atac, è stato tenuto il 7 maggio. Raccolta di firme, volantinaggio e speakeraggio dei comitati Pigneto-Prenestino, di san Giovanni e Casal Bertone insieme alle ciclofficine popolari, per informare i cittadini dei cambiamenti e delle prossime iniziative di lotta, e per chiedere la solidarietà dei dipendenti dell'Atac.