derby a villa gordianiLa scorsa domenica per molte persone di questo quadrante che vedono il mondo attraverso la lente di un pallone da calcio e alla sua sporca poesia è stato il giorno del derby.

No, non stiamo parlando del “Superclasico” River Plate - Boca Juniors, anche perché, non so voi, ma la finale di una coppa dedicata ai liberatori del Sudamerica (da qui il nome di “Copa Libertadores”)

giocata non solo in un altro continente, quindi senza la possibilità di esserci per chi non potesse permettersi il viaggio, ma proprio nella capitale di quello che fu il principale nemico dell’indipendenza del subcontinente latino americano, “ce l’ha fatta un po’ scendere”.

Ci riferiamo al derby di Villa Gordiani disputatosi in terza categoria tra due formazioni che hanno sposato una filosofia che gradualmente sta prendendo piede un po’ in tutta Italia, ma anche in altre nazioni, quella del calcio popolare nel senso più completo del termine, facendo rivivere al quartiere quella passione e quella comunanza di intenti e importanza del tifoso che il calcio maggiore, quello dei Pallotta e dei Lotito, delle plusvalenze e dei quaranta euro di biglietto in curva per intenderci, ormai non riesce a dare più da troppo tempo.

Sia il Villa Gordiani che il Borgata Gordiani vivono grazie all’attività e alla partecipazione del quartiere che è coinvolto in ogni aspetto della vita quotidiana delle due squadre, dalla composizione della squadra alle forme di sostegno per l’autofinanziamento della squadra (perché un campionato federale ha comunque il suo costo), oltre che ovviamente nelle scelte gestionali tramite le assemblee dei soci che sono il vero fulcro del calcio popolare: un’autogestione da parte dei soci che consente la possibilità di non dover sottostare alle logiche del calcio business (nello specifico sponsor troppo invadenti o poco etici) che ha di fatto spento la passione di un’intera nazione per quello che ha da sempre sentito parte del proprio tessuto popolare e campanilista, il calcio.

Se a ciò ci si aggiunge il sano agonismo e la rivalità tra due formazioni che condividono lo stesso quartiere dando allo stesso un derby atteso praticamente da tutti i suoi abitanti, si può comprendere quanta passione ed energia ci possa essere dietro questi progetti. Ma in ogni caso trovare centinaia di persone, uomini e donne delle età più disparate, per una partita di terza categoria fa comunque una certa impressione. Una cornice di tifo, che ormai non è così scontata trovare nemmeno su tutti i campi della Serie C, complice anche tutti quegli esasperati controlli che qui non c’erano rendendo così possibile portare torce e fumogeni per dare un bel tocco di colore ai rispettivi settori, insieme a megafoni e tamburi per ritmare i cori, quasi come se quelli che puntualmente vietano all’Olimpico siano differenti, fatti di una lega che automaticamente li rende pericolosi.

Sugli spalti del “Vittiglio” le due tifoserie erano posizionate ai lati della stessa gradinata: da una parte i granata del Borgata Gordiani che giocava in casa, dall’altra i biancorossi del Villa Gordiani giunti in corteo fino al campo, in entrambi era comunque ben evidente l’impronta delle curve maggiori, per lo men negli aspetti più genuini. La cosa veramente paradossale è che per uno strano pasticcio le due squadre sono scese in campo coi colori “opposti”, cioè Il Villa Gordiani era in granata/amaranto e il Borgata Gordiani in Biancorosso.

Nonostante la tensione fosse palpabile e la voglia di primeggiare negli sfottò di quartiere dei giorni successivi fortissima, entrambi i gruppi hanno sostenuto la propria squadra fino alla fine in un clima comunque disteso e corretto e, non ce ne vogliano i giocatori in campo a cui va comunque riconosciuto il merito di aver giocato col sangue agli occhi per onorare i propri sostenitori, ma il vero spettacolo sono stati proprio loro, i tifosi di entrambe le squadre che in diversi momenti hanno coinvolto tutti i presenti nel piccolo impianto, anche quelli che all’inizio sembravano più distinti e “insospettabili” con cori, battimani, bandiere e torce nella tradizione più autentica del tifo italiano, quello di una volta.

villa gordiani la curvaLa partita è terminata 2-1 per i padroni di casa e per rendere ancora più indimenticabile questo primo derby nella storia del calcio popolare romano, l’autore della prima rete ha sfruttato l’occasione dell’esultanza per fare una proposta di matrimonio e a fine partita la formazione vincitrice è entrata nella gradinata per festeggiare insieme ai propri supporters, autori di una grande prestazione sugli spalti, a voler rimarcare quel senso di tribù che riesce a generare solo questo tipo di calcio. Nonostante la delusione per la sconfitta che andava maturandosi, gli ospiti non hanno mai smesso di sostenere i propri giocatori e dopo il triplice fischio li hanno anche applauditi per l’impegno, perché nonostante almeno fino al derby di ritorno il quartiere si sia tinto del granata del Borgata Gordiani, a vincere sono stati la passione e il divertimento.

Fotografie di Davide Della Lena