foto Irene Starita

Riceviamo con piacere e pubblichiamo lo scritto di una nostra lettrice che esprime di cuore un pensiero che probabilmente ha attraversato la mente di tutti dopo l'ultimo discorso pubblico del presidente del consiglio.

 

Per tutta la giornata di ieri ho analizzo ogni parola del discorso del premier Giuseppe Conte. L’isolamento continua: su questo mi trovo d’accordo, ho paura della ripresa e della riapertura “normale” di tutto. Non voglio che tutto torni ad essere come prima, per tutti in strada non è ancora il momento. L’aggiunta “fatta salva la possibilità di fare visita ai congiunti: genitori, nonni, nipoti, fratelli e sorelle, zie e zii, se si trovano nella stessa regione” mi ha fatto andare su tutte le furie. Il primo pensiero è stato, ma come?

Se penso alla mia famiglia, questa si compone di quattro persone più un cane, gli altri, i famosi congiunti, li vedo una volta all’anno, di alcuni non so neanche quanti anni abbiano, ma attenzione la cosa non mi turba minimamente. Adesso posso andare a trovare la nonna. Hanno fatto la ola in molti. Com’è possibile che ora posso fare questa cosa? La nonna è ultraottantenne, devo stare attenta a lei, la nonna è vecchia e forse è il caso di andare solo sotto al suo balcone e urlarle “nonnì ti voglio bene”, sperando che mi senta perché la nonna è pure sorda, credo sia meglio continuare a chiamarla per telefono, forse sì è la cosa migliore.

La famiglia non la scegli. Lo sento da sempre, i cartoni animati, i libri, mi hanno raccontato di amicizie fantastiche, di amiche che diventano sorelle e di vecchiette che diventano nonne acquisite. Mi è stato insegnato che si può scegliere chi mettersi al proprio fianco. Scrupolosamente ho creato la mia famiglia, ma questo non è importante in questo momento di emergenza.

Analizziamo “nella stessa regione” penso a chi non ha nessun parente nella propria regione, molte famiglie in Italia sono sparse per tutto il territorio. Mi sembra una fregatura. Nella confusione e nella rabbia da cui sono stata colta l’altra sera e nella giornata di ieri però ho tralasciato un “dettaglio”. Dove sono finiti gli eroi tanto applauditi e decantati nelle prime settimane? Allora sono andata ad ascoltare meglio, a leggere meglio e con grande stupore ho notato che non è sfuggito solo a me, ma è sfuggito anche al premier e all’Italia tutta.

Tra la grande preoccupazione per la ripresa del campionato di calcio e messe no funerali sì (l’Italia è uno Stato laico) a cui solo i parenti possono partecipare, attenti non i congiunti che adesso sono diventati anche fidanzati/compagni e affetti stabili, mi sembra di capire che il tempo degli eroi sia già finito. Per loro, il premier e il grande corpo dai lui scelto per affrontare la fase 2, non si è pronunciato.

Non c’è una data per gli infermieri e i medici che hanno accolto la chiamata, si sono trasferiti e stanno lavorando dove c’è l’emergenza. Abbiamo tutti ben chiaro che non c’è una data certa in cui sui maxischermi vedremo la scritta “fine”. Bisogna aspettare e pazientare. Ma, mi chiedo c’è qualcuno che sta pensando a loro? Loro, i nostri eroi, si possono muovere per andare dai congiunti? Non si è pensato a tutte quelle persone che la famiglia da due mesi non ce l’hanno. Sono da soli, non sono a casa, non stanno comodi. È caduta nel dimenticatoio la proposta degli appartamenti concessi a queste persone? Alcuni pagano un affitto. Credo che queste persone, seppur hanno scelto di partecipare in prima linea a questa missione, hanno bisogni di qualcuno che si rivolga anche a loro. Vogliono sapere se dopo il turno massacrante di lavoro devono correre ai loro appoggi o possono fare una corsa come tutti gli altri anche lontano dall’abitazione e perché no al parco. Sentir parlare di ricongiungimenti con le famiglie per loro non vuol dire nulla, per il momento loro non si ricongiungeranno proprio con nessuno e prima di farlo vorranno essere certi di non essere positivi o asintomatici, sarà possibile fare un tampone a tutti loro? Allora penso, io non ho nessuna intenzione di vedere un parente, che non vedo da anni e che non conosco, quando una parte di quel mio nucleo famigliare fatto di quattro persone e un cane è in un ospedale a lavorare, in un’altra regione e non so come e quando rivedrò. “Il governo non vuole il consenso” ha detto bene il premier durante le dichiarazioni alla stampa da Milano ieri sera, ma allora io dico “il governo deve avere buon senso” e dire che non si ha idea di quello che sarà, non si può dire nulla e che nessuno deve avere nessuna smania di nessun genere. È un errore sparare date a caso come i numeri della lotteria, queste date sono solo per alcuni, che non voglio chiamare privilegiati, mi piace pensare che nessuno in questa situazione, lo sia. Andrà tutto bene sì, ma non saremo tutti uguali, non saremo uniti. Il pensiero non va a tutti.

di Francesca Lequaglie

Fotografia di Irene Starita