Venerdi 16 novembre 2018 si è svolta l’assemblea cittadina presso la direzione del distretto 5 ASL RM2 in via Nicolò Forteguerri “per una sanità libera, gratuita ed universale”. Un incontro indetto dal Coordinamento Cittadino Sanità e da Codice Rosso ASL RM2  che dopo aver sollecitato la direzione più volte con volantinaggi alle entrate dei poliambulatori ASL e una istanza del 31 maggio (in cui si chiedeva conto dei provvedimenti intrapresi in merito alla riduzione delle liste d'attesa), gli attivisti e le attiviste hanno deciso di andare a bussare direttamente alla porta degli interessati. Un primo effetto la convocazione dell’assemblea l'aveva creato: il direttore ha risposto a tre giorni dall’incontro pubblico dando vaghe informazioni a riguardo.

Nonostante tali promesse e nonostante la presenza di utenti e lavoratori che reclamavano una presa di posizione dei vertici ASL, nessuno si è fatto trovare negli uffici preposti. Nessuna risposta, ma tanti gli interrogativi e le denunce emerse all'esterno della “Casa della Salute S. Caterina” che ospita la direzione del distretto5: lo stato attuale in cui versa la sanità in questo territorio è allarmante. Agli ostacoli posti all'utenza ad ottenere una visita specialistica ma anche prestazioni sanitarie ordinarie, si affiancano i disagi dei lavoratori imposti dall'alto. Infatti, liste d'attesa infinite vanno a braccetto con la carenza d'organico voluta in nome della razionalizzazione della spesa pubblica. Sono parte dello stesso disegno. Quello di ridurre allo stremo la sanità pubblica in favore dei profitti di quella privata. Un medico del 118 ha ricordato ad esempio che da atto aziendale ARES1 del 2004 i medici deputati al servizio emergenza sono passati da quasi 300 a circa 70 sul territorio di Roma. Ma ha anche ricordato che la salute non dipendente solo dall’assenza di malattia ma è soprattutto legata a doppio filo alla qualità della vita dei cittadini: inquinamento, assenza di una casa e di politiche sociali, condizioni precarie di lavoro e molto altro, incidono sul livello di benessere e quindi sulla richiesta dei percorsi sanitari.

Ma andiamo con ordine: la situazione della ASL RM2 che viviamo nel quadrante di Roma Est è dentro una crisi ben più ampia in cui versa il Sistema Sanitario Nazionale (SSN). Nato nel 1978 con la legge n.833 del 23 dicembre, il sistema nazionale sostituì il vecchio sistema della mutua, ormai al collasso, riorganizzando le attività e i servizi sanitari gestiti dallo Stato e garantendo così l’accessibilità delle cure a tutti i cittadini. Nel 1992, durante il primo governo Amato, avviene la prima svolta verso l’aziendalizzazione con la legge n 502 che, riorganizzando l’intero SSN, pone le basi verso una lenta privatizzazione delle cure e l’attuale situazione di grave difficoltà a tutti i livelli del sistema. Nel 2015 l’Istat rivela la prima diminuzione dell’aspettativa di vita in Italia con un incremento di decessi annui del 11% (+ 67mila rispetto al 2014), una tendenza negativa seconda solo ai periodi delle guerre mondiali del ‘900. I finanziamenti al SSN dal 2009 al 2015 sono stati tagliati di 25miliardi di euro, con una diminuzione del servizio pubblico ed un incremento del servizio convenzionato2.

Ma scattiamo una foto al livello nazionale degli ultimi 10 anni: nel periodo 2008-2018 ci sono stati tagli di 70mila posti letto, 10mila professionisti non saranno sostituiti da giovani medici, l’83% dei macchinari sono obsoleti, il DEF3 2017 stabilisce il rapporto tra la spesa sanitaria ed il Pil al 6.5% (limite della OMS4 sotto il quale viene definita la mancanza di garanzia all’accesso alle cure e per un’assistenza di qualità) e una previsione di 6,4% nel 2019 e 6,3% nel 2020. L’Euro Index Consumer Health5 ha retrocesso l’Italia dal 11° posto al 22° su 35 paesi in 10 anni, la media di posti letto ogni mille abitanti è sotto la media OCSE6 (3/1000 contro 4/1000) come anche la media degli infermieri (al 5,4/1000 in Italia contro una media del 9/1000). Il risultato è che 12,2 milioni di italiani7 hanno rinunciato alle cure per motivi economici e per le lunghe liste di attesa il 6,5% ritarda le cure o infine rinuncia. I numeri parlano da soli, è una situazione drammatica quella in cui versa il nostro SSN dove tra aumento dei ticket e diminuzione dell’efficienza, i ceti bassi rinunciano alle cure per impossibilità economiche e quelli medio-alti si rivolgono al privato “più efficiente” riducendo così le entrate economiche di un sistema già in ginocchio.

Torniamo alla situazione di Roma e della ASL del nostro territorio.

Nel gennaio 2016 la regione a guida Zingaretti riorganizza il sistema delle Aziende Sanitarie Locali romane accorpandole in sole 3 ASL (più altre 3 nei territori dei comuni fuori la città metropolitana) e nel novembre dello stesso anno la ex-ASL RomaC e la ex-ASL RomaB si uniscono dando vita alla ASL Roma2. Nasce così il distretto sanitario più grande dell’Europa che si articola in sei distretti territoriali, che corrispondono ai municipi IV, V, VI, VII IX, con una popolazione residente di 1.290.266 e 8442 lavoratori (compresi amministrativi). Nel bacino dell'azienda sono presenti 20 strutture ospedaliere: 3 sono pubbliche a gestione diretta e cioè il Pertini, il S. Eugenio e il Cto, 2 sono i Policlinici universitari con sede nel territorio (Campus Biomedico e Policlinico di Tor Vergata), 2 le strutture dell’ex Pio Istituto (policlinico Casilino e M. G. Vannini), 2 gli Istituti di ricerca a carattere scientifico (Ifo e S. Lucia), 11 sono invece le strutture private accreditate. In poche parole un colosso sanitario. Il presidente della regione Zingaretti afferma all’alba del nuovo accorpamento delle Aziende Sanitarie Localiuna battaglia di innovazione della Regione Lazio, riduciamo costi e al contempo aumentiamo i servizi per i cittadini”. Di certo a due anni di distanza non possiamo dire che questo sia avvenuto, come duramente affermano i diversi interventi dell’assemblea al Santa Caterina. Tra i primi indiziati ci sono le liste di attesa, nonostante i proclami politici, nulla è stato fatto o pochi provvedimenti con scarso effetto sui cittadini per cui l’attesa infinita continua ad essere un’annosa questione per gli utenti. Nel giugno 2017 viene deliberato un programma di recupero delle liste di attesa e per la ASL RM2 vengono investiti 970.000 euro con l’obiettivo di ridurle per visite ecografiche e specialistiche. Una riprogrammazione che in soli 12 mesi prevedeva una riduzione dell'attesa con un marcato aumento delle prestazioni. “Il programma non ha funzionato e le liste sono sempre infinite” denunciano duramente durante l’assemblea, chiedendone conto alla direzione. Insomma qualche timido tentativo c'è stato nell’affrontare la questione ma scarsi o nulli sono stati i risultati, e gli utenti si sono ritrovati come prima ad aspettare mesi per l'erogazione delle prestazioni della ASL. Sembra evidente che siamo ben lontani dalla ripresa della sanità nel nostro territorio come in tutta la regione, c’è la necessità di importanti investimenti e innovazioni in un sistema pubblico sempre più svilito ed in difficoltà, la necessità di un cambio di rotta che si allontani dalla privatizzazione galoppante per rimettere al centro la salute di tutti in un sistema che punti ad una più ampia libertà ed universalità.

Torneremo sulla sanità a Roma est nelle prossime settimane con ulteriori contributi di approfondimento…

1 Azienda Regionale Emergenza Sanitaria

2 Aziende private a cui il pubblico delega l’erogazione di alcuni servizi sanitari.

3 Documento di Economia e Finanaza, il principale strumento con cui in Italia si programmano l’economia e la finanza pubblica che interessa direttamente i cittadini perché, in pratica, anticipa in materia economica, le norme e i decreti che verranno approvati

4 Organizzazione Mondiale della Sanità

5 È un indice che rappresenta il livello di qualità della Sanità in Europa, basato sui tempi di attesa, risultati, e affidabilità

6 Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, deputato a studi economici

7 Rapporto Censis-Rbm Assicurazione Salute 2017