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Sabato scorso, 15 dicembre 2018, gli abitanti del Prenestino hanno visto sfilare un corteo composto da donne di tutte le età, unite da una rivendicazione tanto storica quanto attuale: la difesa dei consultori. Ai megafoni c'era chi raccontava di averli visti nascere, ancora prima di quelli istitutiti dalla legge del 1975: erano nei pensieri e nei desideri di quelle donne, ragazze, madri, nonne e nipoti, che oltre a liberarsi di ingombranti e opprimenti norme morali e legali (ad esempio, l'attenuante dovuta al concetto di "onore" -dell'uomo- era prevista tanto per il femminicidio quanto per chi commetteva i reati previsti per l'aborto[1]), rivendicavano il diritto di poter decidere sulle proprie vite.


Imparare a conoscere il proprio corpo era quanto più necessario per poter fare scelte libere. Non solo recuperando saperi e competenze secolari, che nella storia sono sempre stati tramandati da madre a figlia, e che nelle società moderne sembrano essere stati soppiantati da una medicina onnisciente e invadente. Ma anche aspirando a dei luoghi dedicati alla salute femminile, accessibili, laici e gratuiti, che avessero una vocazione precisa: rispettare e sostenere le scelte della donna, unico soggetto attivo in questione. Anche se ancora non era stata scritta la legge sull'aborto (la 194 del 1978), i consultori erano già stati immaginati come presidi territoriali di prossimità dove avere informazioni non solo sulla maternità, ma anche sulla contraccezione, sulla pianificazione familiare, e non da ultimo un sostegno psicologico e sociale laddove richiesto. A spingere questa innovazione c'era il movimento femminista, senza la quale nulla sarebbe stato possibile, tantomeno l'idea alla base di questi luoghi (che prima della legge esistevano in forme più o meno autogestite): rompere con quei condizionamenti millenari, sociali, familiari, maschili, per cui la donna era un contenitore da riempire di imposizioni e limitazioni (fare figli, non abortire, gestire la casa, non avere un salario autonomo e tanto altro), e proporre un approccio basato sulla libertà di scelta. Una vocazione all'avanguardia per quei tempi.


Se per decenni hanno costituito presidi, appunto, all'avanguardia è stato anche grazie alla presenza di figure professiona2018 12 22 corteo consultori3li che li hanno sostenuti con l'impegno civile, come la dottoressa Maria Edoarda Trillò (pediatra che ha dedicato il suo impegno ai bambini e tra le molte battaglie che ha portato avanti, ha dato il suo contributo all'associazione Medicina Solidale di cui abbiamo parlato qui), a cui è stata dedicata una targa poi affissa dalle attiviste al consultorio di piazza dei Condottieri. Ma negli ultimi anni non risultano più essere così all'avanguardia: è questo che denunciano le donne riunite nel Coordinamento Assemblee dei Consultori che hanno organizzato questo corteo dopo un'assemblea pubblica in piazza dei Mirti, quartiere Centocelle, il 1 dicembre. Uno svuotamento e impoverimento del servizio: “personale in pensione non sostituito”, “vaccinificio[2]”, “prenotazioni da richiedere via telefono un'ora al giorno”, “eliminazione degli sportelli di supporto psico-sociale”, “mancanza di coordinamento con altri consultori e strutture”, “orari ridotti e eliminazione fasce serali di apertura”, “riduzione progetti sulla sessualità con le scuole”, “illegale obiezione di coscienza[3]”. Questioni puntuali, sollevati dalle donne in corteo, e di cui propongono la soluzione: ripotenziare, rifinanziare, tornare a sostenere i consultori come spazi delle donne sul territorio. Ma anche qualcosa in più: contraccezione gratuita, come sta accadendo in altre regioni d'Italia, e di cui le più giovani ne ribadiscono la necessità dai megafoni.


2018 12 22 corteo consultori1D'altronde perchè lo Stato non dovrebbe garantire la gratuità dei metodi contraccettivi, unico mezzo di prevenzione di gravidanze indesiderate e, nel caso del preservativo, di malattie sessualmente trasmissibili, visto che allo Stato, queste ultime costano molto di più in quanto a ospedalizzazione e terapia? Che prevenire sia meglio che curare non è solo modo di dire, ma una strategia sanitaria a basso costo e per l'intera popolazione, oltre che la filosofia alla base dei consultori. Perchè non è accettabile che la salute sia una voce di spesa nella vita delle persone, a maggior ragione se viene trascurata perchè altri diritti come la casa o il lavoro vengono negati, e a fine mese ci si deve pur arrivare. Difendere i consultori, ci ricorda il corteo, è un incarico che tutte le donne, di tutte le età, devono assumersi, oggi come ieri.

 

[1]L'attenuante della “causa d’onore” permetteva la diminuzione delle pene dalla metà ai due terzi per chi commetteva i reati previsti per l’aborto per “salvare l'onore proprio o quello di un prossimo congiunto”.
[2]Con la legge 119/2017 per cui si è estesa l'obbligatorietà ad ulteriori vaccinazioni, il servizio è stato potenziato nei consultori a discapito di altre attività.
[3]Si riferiscono alla presenza di medici obiettori di coscienza. L'obiezione di coscienza, prevista dall'articolo 9 della legge 194/1978, prevede che questa può essere posta dal personale direttamente coinvolto nelle pratiche di interruzione di gravidanza. Esclude pertanto tutte le attività precedenti e posteriori all'operazione stessa (chirurgica o farmacologica) che attualmente avviene solo in ospedale: perciò chi lavora nei consultori non può avvalersi dell'obiezione di coscienza e rifiutare visite o prestazioni.