TMB sta per Trattamento Meccanico-Biologico, e ci si riferisce ad impianti utilizzati all'interno dell'attuale ciclo dei rifiuti per trattare i rifiuti indifferenziati, in particolare per separare la frazione umida (organica) dalla frazione secca (plastica, carta, vetro...). Le due frazioni si ottengono attraverso una fase di separazione e classificazione dei vari componenti utilizzando sistemi meccanici automatizzati (tritovagliatura), e un fase biologica con processi di compostaggio e di digestione anaerobica. La frazione umida, attraverso ulteriori processi di stabilizzazione, funzionanti solo sulla carta come la storia del TMB Salario mostrerà, viene trasformata in FOS (Frazione Organica Stabilizzata), che viene smaltito in discarica. Mentre la frazione solida viene usata per produrre combustibile derivato dai rifiuti o CSS (Combustibile Solido Secondario) bruciato negli inceneritori

Il sito dell’Arpa Lazio1 riporta: <<I principali impianti di gestione dei rifiuti urbani presenti sul territorio della Regione Lazio sono in tutto nº 21: nº 10 discariche, nº 8 impianti per il trattamento meccanico-biologico (TMB) e nº 3 impianti di incenerimento/gassificazione.>>, anche se per le vicissitudini politiche che tipicamente caratterizzano il ciclo rifiuti molti di questi sono chiusi o malfunzionanti.

Il trattamento dei rifiuti per il TMB del Salario, sito in Via Salaria 981, parte nel 2011, con un AIA (autorizzazione integrata ambientale) che permette di trattare fino a 750 tonnellate di rifiuti al giorno. L'impianto è costruito “in mezzo ai palazzi”, e già dopo poco dall'inizio dell'attività del TMB i cittadini si sono accorti degli insostenibili problemi che provocava alla vita del quartiere, in particolare nelle stagioni più calde, quando aprendo le finestre di casa si percepiva un forte odore di rifiuti, fino ad arrivare a giornate in cui uscendo di casa si provava bruciore agli occhi e alla gola. Miasmi che hanno esasperato i residenti e i lavoratori dei quartieri attorno al TMB.

Il comitato di quartiere e il comitato NO TMB (sorto dopo l'apertura dell'impianto) hanno prodotto svariate mobilitazioni negli anni: manifestazioni popolari da Villa Spada al TMB, assemblee pubbliche, studi sull'impatto del TMB. Allo stesso tempo ci sono stati interventi di vari organi per fare rilievi, anche commissionati da AMA stessa.

L'impianto in questione, infatti, è di proprietà di AMA, società per azioni che opera nel settore dei servizi ambientali, di cui il Comune di Roma detiene l'intero capitale sociale.

Il sindaco Marino aveva iniziato a parlare di chiusura del TMB Salario dal 2014, in seguito alle proteste ripetute dei comitati, che chiedevano il ritiro dell'AIA, da sempre provvisoria, per mancanza di documenti che non sono mai arrivati. La chiusura era prevista per il Dicembre 2015, ma il 2 Giugno è divampato un primo incendio che ha reso inutilizzabile l’impianto fino ad Ottobre 2015. L'intenzione di chiudere il TMB è, però, rimasta nei discorsi e l'avvento del Giubileo straordinario, con la gestione emergenziale di diverse questioni da parte del Comune di Roma, hanno portato alla riapertura dell'impianto del Salario per smaltire i rifiuti dell’evento, che aumentò ulteriormente il quantitativo di rifiuti da smaltire per la presenza di migliaia di pellegrini. Nel frattempo i comitati hanno continuato a muoversi, anche per vie legali con una raccolta firme per procedere nei confronti di AMA per disastro ambientale.

Negli anni successivi la gestione catastrofica del ciclo rifiuti del Lazio porta ad un ulteriore aggravio dell’impatto dell’impianto sulla popolazione. Si susseguono, infatti, l’incendio del TMB di Roncigliano con successiva chiusura della discarica che per un periodo ha accolto una piccola parte dei rifiuti romani, l’incendio della EcoX di Pomezia, la chiusura dell’inceneritore di Colleferro per mancanza di investitori, l’incendio dell’impianto di Ecologia Viterbo ed altri numerosi incidenti grandi e piccoli. Tutto ciò costringe l’AMA a smaltire i rifiuti fuori regione. Le conseguenze di tutto questo non tardano a manifestarsi anche al Salario. Gli abitanti della zona ci raccontano, infatti, che da Febbraio/Marzo 2017 la situazione è cambiata, evidentemente per malfunzionamenti dell'impianto, che lasciava in attesa di trattamento enormi quantità di rifiuti, provocando miasmi fortemente percepibili non soltanto nei mesi più caldi, ma appunto già durante l'inverno. Inoltre gli stessi abitanti del territorio ci hanno raccontato che da anni sanno che la separazione umido secco non veniva fatta in maniera soddisfacente, e spesso le balle da cui tirare fuori il combustile non venivano vendute rimanendo all'interno dello stabilimento del Salario.

Tutto questo è stato causato appunto dalla necessità, da parte di AMA, di utilizzare il TMB come nodo di scambio fra gli autocompattatori più piccoli per la raccolta cittadina e i camion molto più grandi per il trasporto fuori regione, facendo dell’impianto un collo di bottiglia in cui i rifiuti si accumulavano senza controllo nelle vasche di stoccaggio in cui restavano a macerare per giorni prima del trattamento. Quest’ultimo poi non poteva che essere sbrigativo e superficiale, producendo una frazione umida tutt’altro che stabilizzata ed una frazione secca anch’essa ricca di materiale marcescente.

E così si arriva ad Agosto 2018, quando un treno pieno di rifiuti ha stazionato per due mesi a Villa Spada di fronte al TMB. Con la nuova giunta la situazione è quindi rimasta invariata, con l'assessore Montanari che a più riprese ha negato l'esistenza di problemi per la salute di chi abita il territorio attorno al TMB, negando addirittura il cattivo odore, quotidianamente percepito da chi abita la zona. A poche centinaia di metri dal TMB in questione ci sono scuole, fra cui un asilo, abitazioni e luoghi di lavoro attivi. In seguito a questo ultimo avvenimento si è formato un osservatorio permanente sul TMB, composto sia dai comitati, sia dagli attuali amministratori del municipio. L'8 Ottobre, due mesi prima del secondo incendio, si è tenuta una grossa mobilitazione di fronte al TMB mentre a Novembre arriva un rapporto dell'ARPA che dice che :<<L’impianto produce rifiuti che presentano ancora caratteristiche di "putrescibilità".>>2 Quindi come dicevamo, e come ci hanno raccontato gli abitanti del territorio, un impianto che funziona più da discarica che da TMB.

Sempre parlando con chi lotta dal 2011 contro il Tmb ci è stato detto che la perizia dell'ARPA è arrivata dopo l'interessamento di ARPA Umbria, che aveva proposto una sua perizia, quindi spinti dalla concorrenza più che dalla necessità e dalle richieste degli abitanti del Salario.

Così arriviamo all'11 Dicembre 2018, quando è divampato l'incendio del TMB che abbiamo respirato in tutta Roma.

Da quel giorno il TMB è fermo, ma gli abitanti della zona ci raccontano che entra ancora spazzatura, e che il piazzale del TMB viene utilizzato come rimessa e parcheggio. Quindi ad oggi, con i macchinari fermi, lo stabilimento funziona come una vera e propria discarica temporanea di stoccaggio dei rifiuti da portare fuori regione, affermazione che la sindaca Raggi ha diffidato a fare pubblicamente. Dall'11 Dicembre ad ora nessuno ha spiegato cosa è successo, e cosa ci siamo respirati. Nessuno sa nulla, a parte la perizia per eliminare il sospetto di un incendio doloso. Ma i cittadini della zona sanno che l'impianto erano anni che non funzionava, e proprio la stagnazione dei rifiuti, con lo sviluppo di gas infiammabili è la causa più probabile dell'incendio.

Attorno al TMB ha chiuso soltanto l'asilo nido e a distanza di un mese ancora circola la voce diramata dal Comune di non far giocare i bambini fuori.

E' stata installata nel cortile della scuola di quartiere una centralina che ha rilevato livelli di diossina paurosi. Ma nonostante ciò la scuola è ancora in funzione.

Intanto prosegue il circo mediatico su cosa si farà ora al posto del TMB. Ma nella sostanza non è stato fatto niente. La sindaca Raggi il giorno dell'incendio ha fatto una conferenza stampa per dire che ora aumenterà la TARI, ma non ha parlato della salute degli abitanti del Salario, e di tutta Roma, che il giorno dell'incendio hanno respirato i fumi proveniente dal TMB. Ad oggi si preparano nuove mobilitazioni, dato che chi da 8 anni lotta contro il TMB sa che nonostante questo grave incendio non è assolutamente certo che l'impianto non riprenda le sue attività di trattamento dei rifiuti. L'obiettivo principale è la sospensione dell'AIA, che giustificherebbe un fermo totale e uno smantellamento dell'impianto. Chi vive attorno al TMB non vuole più impianti di trattamento di rifiuti di fronte alla propria abitazione.

Il problema rifiuti a Roma, però, non riguarda soltanto il dramma che si vive attorno al TMB Salario, solo per citare un altro impianto, la discarica di Malagrotta, di proprietà di Manlio Cerroni, ha per decine di anni martoriato le zone circostanti, impattando gravemente sul territorio circostante e sulla popolazione causando una pesante incidenza di malattie respiratorie e non solo. Il nodo, a nostro avviso e per molti dei comitati che da anni in tutta Italia lottano su questo tema, è quello di rivedere il concetto di rifiuto, che ci viene raccontato come una risorsa da chi ci lucra sopra. Sono dannosi per la salute tutti gli impianti che oggi vengono proposti come soluzione al problema, dagli inceneritori a quelli a biomasse. Sarebbe, invece, più sensato affrontare da subito la questione della riduzione della produzione di ciò che diventa rifiuto, in particolare di imballaggi, incarti e materiali usa e getta. Investire, quindi, seriamente sul riutilizzo della materia già in circolo, dalle bottiglie d'acqua alle confezioni alimentari e, in ultimo, costruire un sistema di riciclaggio reale, che necessita di una raccolta differenziata meticolosa, fatta porta a porta. Soltanto attraverso questi processi, cercando di eliminare il concetto stesso di rifiuto, si potrà riparare il disastro fatto al Salario e in tanti territori in Italia e non solo. Ma questi concetti attaccano alla base numerosi interessi, basti vedere il ministro Salvini che in questi mesi ha ritirato fuori la proposta degli inceneritori, grandi opere che hanno bisogno di rifiuti trattati in impianti come il TMB del Salario per bruciarli e ricavarne energia.

Le realtà che si battono per la chiusura definitiva del TMB si sono date appuntamneto per il 16 Febbraio alle ore 15:00 davanti al TMB per una nuova mobilitazione, inoltre iniziamo a segnalarvi la manifestazione nazionale che si terrà a Roma il 23 Marzo, sul tema delle grandi opere e della giustizia ambientale, indetta da comitati territoriali di tutta Italia, da Taranto alla Valsusa.