2019 10 03 sport salute verde rubatoFare sport è sinonimo di salute, benessere e energia. Sarebbe anche un’attività economicamente sostenibile, eppure, per togliersi di torno chili di troppo e grassi in esubero, sembra sia necessario comprare pacchetti promozionali da centinaia di euro. Magari nelle palestre più nuove, più attrezzate, più scintillanti e più tecnologiche. Forse anche più “green”, il che sarebbe un valore aggiunto rispetto a strutture adibite in grigi seminterrati o capannoni. Ma se questa attenzione alla natura si trasformasse in un’appropriazione indebita o peggio ancora in un inganno? Così accade nel quartiere Prenestino, dove a luglio 2019, prende corpo una protesta che unisce gli istruttori non pagati e il vicinato che non si fa scippare il lavoro e la fatica decennale di aver reso un parco, il parco delle Energie, un bene di tutto il quartiere e non l’appannaggio di un’attività a scopo di lucro o ancor peggio di truffa.


Ma andiamo per ordine e consideriamo la realtà generica delle palestre.


Oltre al portafoglio alleggerito e ad una pubblicità più o meno ingannevole, ci sono alcuni aspetti che poco hanno a che fare con l’attività sportiva in quanto pratica di salute. Allenatori scultorei e allenatrici in piena forma fanno da copertina patinata dietro cui possono nascondersi alcuni aspetti non proprio salutari, come l’utilizzo e la sponsorizzazione di “prodotti energetici” tutt’altro che benefici o naturali, l’aggregazione basata sulla ricerca di un corpo artificioso invece che sulla partecipazione ad attività volte al benessere, e il lavoro precario degli istruttori.


Innanzitutto, sport e salute non fanno rima con “doping”. Più volte agli onori della cronaca sono saliti infatti gestori, allenatori, atleti (specialmente nell’ambito del culturismo) beccati a spacciare farmaci o sostanze per dare un aiutino a massa muscolare e senso di fatica. Come per il commercio della droga, non è difficile pensare che dietro l'invito a una prova, dietro a un consiglio, apparentemente disinteressato, all'atleta fruitore della palestra, ci sia una ramificazione ben più solida che magari inizia con un suggerimento tra un attrezzo e l’altro, poi con uno sconto o una promozione nei negozi che vendono “bibitoni” di proteine e pappe energetiche, prosegue con l’assunzione regolare dii anabolizzanti e ormoni e infine arriva ai danni fisici da effetti collaterali di steroidi e simili.


Altro aspetto da considerare è il lavoro degli istruttori. Per definizione il mondo dello sport ha caratteristiche dinamiche. E infatti dinamici, per così dire, sono anche i contratti di lavoro dei professionisti che insegnano le varie discipline. Nella stragrande maggioranza (di contratti da dipendenti veri e propri se ne vedono pochi) esistono due tipologie di ingaggio dell’istruttore: l’assegnazione di ore di lezione (e un compenso di circa 15/20€ l’ora) o la remunerazione in base alla percentuale di iscritti (solitamente al 50 e 50, ossia la metà del pagamento di un cliente va all’istruttore, l’altra metà alla palestra). La gara contro la precarietà lavorativa di un istruttore sta quindi nel farsi assegnare più ore di lezione o nella ricerca di quanti più clienti possibili, visto che la metà di loro va a pagare il gestore della palestra e non certo la professionalità dell’istruttore stesso.


Veniamo ora al caso particolare.


2019 04 25 palestra malica spa2A fine 2017 un nuovo impianto sportivo di oltre 3000mq con palestra, piscina e ristorante viene ricostruito e ampliato notevolmente dal Gruppo Malica s.p.a. sull’unico parco pubblico del Prenestino, il Parco delle Energie. Questa immobiliare chiedeva 25mila euro al mese di affitto e oltre 500mila euro di fido bancario.


Dopo un anno di lavori di ristrutturazione, arriva una gestione che propone varie discipline di cui quelle maggiormente sponsorizzate sono gli sport da combattimento, il cui spirito è tangibilmente basato sulla competizione individuale misurata sulla massa muscolare piuttosto che sui sani valori della disciplina e del rispetto tipiche delle arti marziali.


Ma il lato truffaldino dell’attività, viene alla luce a fine luglio 2019 quando alcuni ex-istruttori denunciano all’Ispettorato del Lavoro il mancato pagamento di varie mensilità. Non si fermano a una semplice denuncia perché vogliono rendere partecipi gli iscritti e il vicinato della frode vissuta sulla propria pelle. Distribuiscono così dei volantini in cui si legge: “Ti chiedi come fa ad essere così conveniente? Perché un abbonamento annuale ti è costato 300€?”. Per lo stesso servizio all-inclusive, effettivamente il costo medio proposto da altre palestre è più del doppio. 2019 10 03 sport salute verde rubato3


Dulcis in fundo, il recente fenomeno del “greenwashing” ha contagiato anche questa storia. È evidente infatti nella pubblicità dei corsi: gli allenamenti proposti pare avvengano “nel bel mezzo del verde”. Insomma, un utilizzo indebito per tornaconti economici. Non risulta che i gestori partecipino alla cura di quel parco, ma anzi, contribuiscono all’incuria dell’amministrazione comunale scaricando le acque piovane dello stabile direttamente sul terreno, mettendo a rischio le radici dei pini secolari. Quei pini sono già sopravvissuti anni fa ad un incendio doloso a fini speculativi che ha mobilitato in difesa sì del verde, un intero quartiere (ne abbiamo parlato qui). Un quartiere che vive quotidianamente quell’area, la cura e la manutiene insieme agli attivisti del Forum del Parco delle Energie - quelle vere, quelle verdi, quelle sane. Caratteristiche che dovrebbe avere lo sport.

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